Serie A, 2021 difficile per parecchi. L’anno del crollo juventino. Cagliari in fondo alla classifica con Di Francesco e Mazzarri.
Il 2021 è stato un anno che i tifosi juventini vorrebbero dimenticare in fretta. La fine di un’era, un ciclo terminato dopo nove anni e la sensazione che il processo di rinnovamento sarà più lungo del previsto. Da Pirlo ad Allegri, il “Maestro” e il suo ex allenatore. Due modi diametralmente opposti di vedere il calcio, due caratteri che più diversi non si potrebbe, accomunati dall’enorme difficoltà di mantenere i bianconeri ai vertici dopo l’ultimo scudetto firmato Maurizio Sarri.
Pirlo, alla prima esperienza in panchina (e che panchina), ha raggiunto la quarta posizione in classifica. Più per demeriti altrui, per carità. Ramsey e Rabiot non sono Khedira e Matuidi (non scomodiamo Vidal e Pogba). La Bbc (+ Buffon) un lontano ricordo. In ogni caso porta a casa due trofei, ottenuti contro Napoli e Atalanta: Supercoppa e Coppa Italia.
Nuova stagione, l’addio di Cristiano Ronaldo e il ritorno di Allegri. Cambia il direttore ma la musica non cambia. Anzi. La Juventus chiude il girone d’andata in quinta posizione, mettendo in mostra diversi problemi strutturali. Maluccio in Serie A, unica nota positiva il passaggio agli ottavi di finali di Champions dopo il primo posto nel girone del Chelsea. Un po’ pochino.
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Un 2021 davvero complicato per il Cagliari. Iniziato non bene, finito malissimo. Basti pensare che nell’anno solare quella sarda è la squadra che ha racimolato meno punti in tutta la Serie A, 33 in totale. La scorsa stagione si era aperta sotto la guida di Eusebio Di Francesco, esonerato a Febbraio dopo la sconfitta col Torino in casa. Sostituito da Semplici, che ha regalato a club e tifosi una salvezza all’ultimo respiro, condannando il Benevento alla retrocessione.
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Dal 15 settembre sulla panchina siede Walter Mazzarri ma la situazione non è cambiata granché. I sardi si trovano attualmente in penultima posizione in campionato, con il penultimo attacco della Serie A: diciassette le reti messe a segno in diciannove partite. E il problema è sempre lo stesso, se non butti la palla dentro non fai punti. La sensazione è che per raggiungere la salvezza anche quest’anno serva un altro miracolo.
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