A Garlasco, il tempo non ha cancellato le domande: oggi l’attenzione scivola su Andrea Sempio, mentre l’indagine prova a riscrivere movimenti, orari, sguardi.
La Procura di Pavia ha presentato ad Andrea Sempio, che ha esercitato il diritto al silenzio, le fonti che confluiranno nella imminente chiusura indagini.
L’ipotesi è netta: una rilettura della scena del crimine del 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli. Gli inquirenti sostengono che l’allora 19enne fosse lì. Le difese negano. La condanna definitiva di Alberto Stasi resta un fatto processuale. Il resto è terreno scivoloso e va maneggiato con prudenza.
Al centro ci sono le presunte intercettazioni ambientali. In alcuni audio, captati in auto nell’aprile 2025, Sempio parlerebbe da solo. Farebbe cenno a Chiara Poggi, a telefonate, a un “video”. L’accusa vi legge l’innesco di un’infatuazione e un rifiuto sessuale sfociato in violenza.
La difesa frena: “commenti a programmi tv”, imitazioni, frammenti privi di contesto. Dettaglio non irrilevante: gli avvocati riferiscono di non aver ancora ascoltato integralmente i file, mostrati solo come brogliacci, “pieni di nc” (non comprensibile). Senza ascolto diretto, ogni lettura è fragile. E qui lo senti il respiro corto di un caso che ha già pagato errori tecnici.
Marco Poggi, ascoltato come testimone, difende l’amico. Dice di non aver mai visto “video di mia sorella con Sempio”. Gli fanno sentire gli audio. La sua posizione non cambia. Lo ripete con calma. Sembra quasi voler proteggere un’idea di normalità faticosamente ricostruita.
Sul tavolo c’è anche la consulenza tecnica dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo. L’orario della morte slitterebbe in avanti rispetto alla prima stima. L’autopsia iniziale fu monca: niente peso del corpo per assenza di bascula, prime ore senza rigor mortis, impronte digitali rilevate solo dopo la riesumazione. Dati noti, ma oggi rimontati con occhi diversi.
Il capitolo Dna non chiude nulla. Sotto le unghie della vittima compare un aplotipo parziale compatibile con la linea paterna di Sempio. Ma è un profilo misto, degradato, di bassa intensità. La perita lo definisce non consolidato. Tradotto: non identifica nessuno, non chiarisce il “quando” né il “come”.
Sulle impronte, stesso copione: nessuna traccia ematica sulla “numero 10”; la “33” esiste solo in foto. Intanto un dato resiste: il Dna di Stasi e di Chiara sui resti della colazione. Da qui una lettura alternativa già evocata nel 2009 e oggi ripresa: l’aggressione potrebbe essere partita in cucina, non all’ingresso. Una scena più domestica, più vera. Forse più inquietante.
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