Anas e gli orfani che aiuta Free.it
Sono circa 400 i bambini e 170 le famiglie che la Ong di Anas aiuta a Konya in Turchia.

Il dramma per Anas è iniziato il 15 maggio del 2020, con una “visita” della polizia turca a casa sua. Con il pretesto di chiedergli spiegazioni sulla richiesta di cittadinanza turca, gli agenti lo hanno costretto a seguirli in commissariato a Konya.

LEGGI ANCHE>> Omicidio Rosa Alfieri, la scoperta degli investigatori: il killer voleva stuprarla

Dopo una serie di domande, gli sono stati tolti i documenti, il telefono e gli oggetti personali. Poi è stato rinchiuso in cella insieme ad altri profughi siriani.  Nessuna spiegazione. nessuna possibilità di contattare il suo avvocato o i bambini e le famiglie di cui si occupava. Nulla.

L’espulsione di Anas Turchia e il lager in Siria

Solo dopo una settimana, il 22 maggio alle 5 della mattina, Anas è portato con altri 5 rifugiati al confine con la Siria. Sono stati tutti espulsi dalla Turchia, lasciati “come sacchi della spazzatura” nella provincia siriana di Idlib. Ogni tentativo per evitare le milizie jihadiste  è stato vano. Anas e i suoi compagni presto sono finiti in un centro di raccolta per i profughi, da cui dopo un’altra settimana di sofferenze è riuscito a scappare.

LEGGI ANCHE>> 500 euro di bonus e vaccini: la nuova truffa nei messaggi WhatsApp

I rischi per Anas, però, erano enormi. Non era più un “cittadino” per le milizie jihadiste che controllavano la provincia di Idlib. Se fosse tornato nella parte del Paese controllata da Assad rischiava una condanna per diserzione. E in Turchia non godeva più dello status di rifugiato. Un limbo pericoloso, perché Anas nel periodo trascorso in Turchia da profugo era diventato operatore umanitario e aveva dato vita alla Ong “A friend indeed“. Proprio la sua attività, i suoi contatti e le tante relazioni coltivate con organizzazioni umanitarie straniere avevano fatto di lui il punto di riferimento per 175 famiglie e 400 orfani siriani, rifugiati a Konya.

In Siria se le milizie lo avessero rapito, avrebbero potuto chiedere un riscatto. In Turchia, invece, attorno a lui c’era terra bruciata. La sua attività di raccolta fondi e aiuti per i profughi, anche attraverso il microcredito, donazioni e pacchi alimentari, aveva attirato l’attenzione della polizia. Ed era stata decisiva per la sua espulsione. 

Il ritorno in Turchia da “sans papier”

Dopo qualche tempo, che ha trascorso nascosto in casa a Idlib, alla fine del 2020 Anas ha deciso di tornare in Turchia. Ed è diventato “due volte profugo” fatto per poter continuare a sostenere i 400 orfani di Konya e proseguire le attività della sua Ong.

Questa volta, però, al suo fianco c’era un team di legali che lo stanno assistendo e hanno portato il suo delicato caso di “sans papier” davanti alle Nazioni Unite. A farne parte sono l’avvocato Chiara Modica Donà delle Rose, esperta di diritto internazionale, e il collega turco Bastimar Kurtulus.

Grazie a loro, il suo decreto di espulsione è sospeso, anche se non c’è ancora una pronuncia ufficiale da parte dell’autorità giudiziaria. Anas nel frattempo chiede un visto per poter raggiungere l’Europa, dove poter vivere in sicurezza, proseguendo ed ampliare il suo lavoro umanitario. E aspetta, ormai da oltre un anno, una risposta dall’Onu. Risposta che, si spera, possa arrivare presto.