Gru crollata a Torino, Pier Luigi Erre ripercorre i tragici momenti vissuti sabato mattina in Via Genova. La sua auto è stata centrata in pieno dal braccio della gru. “In ospedale una donna rimasta ferita nell’incidente mi ha detto ‘lei è un miracolato'”.
Difficile trovare le parole giuste, Pier Luigi Erre, 33 anni, nato ad Alghero ma residente in Liguria, sabato mattina si trovava a Torino. Per motivi di lavoro, è un tecnologo alimentare. Stava andando all’Otto Gallery quando il braccio della gru è crollato sulla sua automobile. “Non sono credente, ma sabato mattina è capitato qualcosa di strano, altrimenti non sarei qui a raccontarlo. Anche se fatico a trovare la definizione giusta”, ha spiegato in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Ricorda tutto, l’emozione è tanta quando ricostruisce i drammatici momenti vissuti in Via Genova. Aveva appena superato un cantiere, una deviazione lo aveva costretto a spostarsi sulla destra, poi il boato. “Non capivo cosa fosse, ma l’istinto mi ha spinto ad accelerare. Poi qualcosa ha colpito il tetto della macchina, proprio sul lato del guidatore. La portiera è volata via, sono esplosi gli airbag e io sono stato spinto all’indietro contro il sedile”, racconta Pier Luigi.
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Lo shock, la paura di non riuscire a farcela, l’immagine di quei poveri operai e l’arrivo dei soccorritori. “Le due titolari del market sotto i portici mi hanno salvato. Si sono precipitate verso di me, mi hanno aiutato a camminare e poi mi hanno assistito fino a quando non è arrivato il personale del 118. Ho visto uno di quei poveri operai, immobile sull’asfalto. È un’immagine che continuo ad avere davanti agli occhi“, spiega.
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La corsa in ospedale, con lui un’altra donna ferita durante l’incidente. Quando ha capito di trovarsi di fronte l’uomo alla guida dell’auto rimasta schiacciata ha pronunciato quattro parole che rimarranno impresse nella mente di Pier Luigi per tutta la vita: “Lei è un miracolato”. “Non credo ai miracoli, però ci sono state troppe coincidenze tutte insieme. Non so cosa sia successo, ma è strano. Non ho mai assistito a niente del genere. Sembrava una scena di guerra. Rivedo quel corpo a terra e nelle orecchie ho ancora quelle urla che non capivo da dove venissero. Non sono riuscito a dormire e mi viene la pelle d’oca ancora adesso, ora ho solo bisogno di stare tranquillo“, conclude.
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