Omicidio Saman Abbas, la rivelazione del fratello sconvolge: cosa ha detto sul cugino Irfan

E’ iniziata una nuova udienza del processo per l’omicidio di Saman Abbas uccisa a Novellara, dopo aver rifiutato il matrimonio combinato. In aula, il fratello della vittima svela dettagli shock sul cugino Irfan

Ancora una volta, a parlare in aula è il fratello della 18enne Pakistana Saman Abbas. Il ragazzo, nella nuova udienza per l’omicidio della sorella, continua a rispondere alle domande degli avvocati. A parlare per primo è il difensore di uno dei due cugini della vittima, imputati nel delitto, che mostra al fratello di Saman i selfie che sarebbero stati scattati con lo zio Danish, da lui accusato di aver ucciso la sorella per poi portarla il giorno dopo la partenza dei genitori per il Pakistan, alle serre.

Saman Abbas
Saman Abbas uccisa a Novellara il cui corpo è stato ritrovato in un casolare non molto distante dall’abitazione (Immagine Rete)

Ma il ragazzo punta il dito sul cugino Irfan svelando ulteriori dettagli sulla telefonata tra il padre e lo zio del giovane. E’ il 2 maggio del 2021 quando il proprietario dell’azienda agricola dove lavorava Shabbar Abbas, papà di Saman, chiamò proprio il fratello di quest’ultima per chiedere dove fosse il padre. Il ragazzo risponde che il padre era dovuto partire per il Pakistan.

Omicidio Saman Abbas, i giorni di fuga raccontati dal fratello

E’ un fiume in piena il fratello minore di Saman che nell’aula della corte di assise del tribunale di Reggio Emilia ripercorre i giorni successivi alla fuga dei genitori in Pakistan. Il ragazzo, come riporta anche Leggo, ha dichiarato in aula: “Ho mangiato con zio e i miei cugini, zio mi ha detto di prendere i vestiti, ha chiamato i miei genitori in Pakistan e ha detto loro che dovevamo scappare perché avevano preso i nostri telefoni. Ma papà gli ha detto che dovevamo stare lì e zio gli ha risposto che lui era in Pakistan e non aveva problemi, ma a noi in Italia ci avrebbero potuto prendere. Io volevo rimanere qui in Italia, mio zio ha detto che avrei trovato nuovi amici altrove. Quella sera abbiamo preparato le nostre cose e il giorno dopo abbiamo preso le bici”.

Saman Abbas
Omicidio Saman Abbas, le rivelazioni shock del fratello della vittima in aula. (ansa) free.it

“Abbiamo evitato il percorso con le telecamere, abbiamo pedalato fino a Gonzaga da doveva abbiamo preso il treno per Modena e poi Como, dove abbiamo passato la notte in casa di un conoscente. Da lì l’indomani siamo partiti per Imperia. Qui sono stato accompagnato in questura, ci hanno controllato i documenti. Io e mio zio non ne avevamo e mio zio mi disse di dare un nome falso come aveva fatto lui. Un poliziotto mi disse che non somigliavo a zio e che non poteva lasciarmi andare con lui. Ma io non volevo andare in comunità, così gli dissi che se mi avesse mandato lì da solo mi sarei ammazzato”.

Poi il ragazzo continua: “Sono finito in comunità, mio zio ha proseguito la fuga. Ho tentato di scappare dalla comunità. Mio zio e mia madre mi dicevano che dovevo scappare in Francia”. Lo zio riuscì a lasciare l’Italia insieme ai cugini e i tre furono arrestati nei mesi successivi tra Francia e Spagna.

Le riunioni in casa

Secondo quanto riferito dal fratello di Saman, “In casa venivano fatte riunioni per far del male a Saman, non solo quando scappò in Belgio, ma anche quando era in comunità”. Il cugino della pakistana, Irfan, aggiunge il giovane, “guardava sempre male Saman e dava consigli brutti ai miei genitori, invitandoli a fare del male a mia sorella. Ha detto che lui l’avrebbe uccisa”.

Durante la sua lunga testimonianza, il fratello ora 18enne di Saman ha anche aggiunto: “Io sono cresciuto in quella cultura, i miei genitori mi hanno insegnato che non si poteva fare amicizia con le ragazze, era vietato, e per questo ho mandato la foto del bacio di Saman ai miei parenti. In quel momento avevo la loro stessa mentalità, per me era una cosa sbagliata. Ma ora da quando sono in comunità tutto è cambiato. Per come penso ora, hanno fatto una cosa sbagliatissima”.

Poi il ragazzo ricorda i due parenti pakistani, Irfan e Fakhar, che frequentavano casa sua a Novellara. “Per me quei parenti sono più colpevoli di Noman e Ikram (i due cugini imputati ndr), che hanno aiutato mio zio. Irfan guardava con cattive intenzioni mia sorella. A mio padre consigliai di non tornare in Italia. L’ho fatto perché volevo essere libero. Con lui qui sarebbero ritornati i problemi”.

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