Guerra Israele, dal Libano la minaccia della Jihad islamica fa paura

La guerra in Israele non si ferma e adesso la minaccia della Jihad arriva da un paese molto vicino: cosa emerge dal Libano e perché la questione ostaggi diventa sempre più complicata. 

Ihsan Ataya è un ex insegnante, entrato a far parte del movimento negli anni Ottanta della Jihad islamica palestinese: attualmente è il rappresentante proprio della Jip in Libano. Repubblica lo ha intervistato, chiedendogli alcune delucidazioni su quanto sta accadendo in Israele. La tensione è crescente e all’orizzonte non si intravede, almeno per il momento, una conclusione definitiva ad un problema che parte da lontano.

Israele Hamas guerra
Il fumo si alza nel nord della Striscia di Gaza a seguito di un attacco aereo israeliano, visto da Sderot (ANSA)

L’uomo ha confermato l’alleanza con Hezbollah, ma non esclude l’estensione della guerra in Libano. “Dipende da cosa succede a Gaza. Abbiamo più di 30 ostaggi. Non era compito di Hamas controllare chi ha commesso omicidi. Rifiutiamo gli accordi di Oslo“, ribadisce l’uomo.

Guerra in Israele, la posizione della Jihad in Palestina

Proprio Ataya ha ribadito che la Jip non tratta, nemmeno con gli altri palestinesi. La Jihad islamica della Palestina non sarebbe interessata alla politica, quella “la lasciamo ad Hamas. Il nostro lavoro ora è solo la resistenza per liberare la Palestina“, commenta Ihsan Ataya.

L’uomo prima di entrate nel gruppo armato faceva l’insegnante e ora rappresenta la Jip in Libano. E proprio sul fronte della Jip arrivano le prime precisazioni sul fronte guerra. L’alleanza con Hamas c’è e non si esclude, ma gli obiettivi sono differenti.

Ihsan Ataya Jihad islamica Palestina
Ihsan Ataya parla della guerra in Israele, chi è il responsabile della Jihad islamica palestinese (Immagine Rete)

Hanno negoziati con Fatah, cercano di fare accordi. Noi non abbiamo questo obiettivo. Non ora. Il nostro obiettivo è che Israele, che nel 1948 ha rubato la nostra terra, compie massacri e non rispetta le leggi internazionali, venga smantellato come Stato. Non abbiamo problemi con gli ebrei, vogliamo uno Stato palestinese e gli ebrei possono viverci, se vogliono“, spiega.

Rispedite al mittente le accuse del razzo lanciato contro l’ospedale di Gaza. Ataya addossa tutta la colpa ad Israele. “Sono stati loro con una bomba termobarica, per questo non c’è il cratere nel parcheggio dell’ospedale. […] Quando esplodono i missili della Resistenza trovi molte parti della bomba. Non c’erano. È stato un attacco verticale“, accusa. A suo dire i palestinesi non avrebbero questo tipo di armi.

Questione ostaggi

Ataya ha specificato che l’operazione di Hamas è stata portata avanti soltanto dal gruppo terroristico. “Quando è stato chiaro che il piano era andare nelle basi israeliane e catturare i soldati e che era più facile di quanto pensassero. Siamo entrati in gioco anche noi per catturare i soldati e liberare i nostri prigionieri e quanta più terra possibile. Ne abbiamo più di 30“, denuncia.

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Israele e l’esercito accusato da Hamas per strage all’ospedale di Gaza City (ANSA)

Ma il loro rilascio potrà avvenire soltanto con cessate il fuoco, stop ai combattimenti e bombe contro i civili. Nel frattempo si registrano migliaia di morti israeliani massacrati lo scorso 7 ottobre, così come tanti palestinesi uccisi in seguito.

Molti civili da Gaza che hanno perso figli, padri, famiglie intere, sono entrati nei territori occupati con le forze della resistenza. Forse qualcuno ha commesso omicidi. Non era compito di Hamas controllarli“, conclude l’ex insegnante. Nel frattempo il conflitto continua fra scambi di accuse da ambo le parti coinvolte. Sono migliaia le vittime già accertate nel conflitto partito lo scorso 7 ottobre: la Striscia di Gaza e Israele sono teatro di una battaglia  che non sembra avere fine, almeno non a stretto giro.

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