Marisa Leo, uccisa dall’ex: la donna nel 2021 aveva raccontato della sua paura

Marisa Leo è stata uccisa con tre colpi di fucile dall’ex compagno, Angelo Reina. La donna aveva denunciato l’uomo per stalking nel 2021. Le parole agghiaccianti della vittima nell’udienza

Il 22 giugno del 2021 Marisa Leo salì sul banco dei testimoni dopo aver denunciato l’ex compagno (e suo assassino) Angelo Reina per stalking. La donna aveva paura e ora, dopo il femminicidio avvenuto mercoledì scorso, a rileggere la deposizione di due anni prima vengono i brividi.

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Marisa Leo, la deposizione della donna del 2021 (ansa) free.it

“Ho paura, ho chiesto aiuto a tutti”, le parole di Marisa durante l’udienza in tribunale contro l’imputato Angelo Reina. L’uomo dopo aver sparato all’addome la ex fidanzata con tre colpi di fucile si è tolto la vita a sua volta con un’arma da fuoco. La trascrizione della tragica udienza del 2021 svela i cattivi presagi della vittima.

Ma anche se l’allora ex fidanzato avesse trasformato la vita di Marisa Leo in un vero e proprio incubo, la donna aveva ritirato la denuncia per stalking dandogli una nuova possibilità. Il processo, quindi, si fermò. La donna aveva deciso di provarci un’ultima volta ma nella mente malata di Reina qualcosa cambiò drammaticamente.

Marisa Leo, la ricostruzione dei fatti nella denuncia del 2021

In aula quel giorno di giugno del 2021 Marisa Leo non esitò a ribadire le accuse contenute nella denuncia per stalking presentata contro l’ex compagno Angelo Reina. Questo ultimo non si era rassegnato alla fine della loro relazione sentimentale iniziata nel 20216 e finita per volere della donna, nel 2020.

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Marisa Leo, la denuncia della donna due anni prima. I cattivi presagi (ansa) free.it

Da quella relazione burrascosa era nata anche una bambina che ora ha 4 anni. Ma nel maggio del 2020 un evento cambiò il corso della vita della donna.
E’ la stessa Marisa, come riporta il Messaggero, a raccontarlo: “Ero in macchina, stavo facendo una passeggiata con mia figlia quando mi accorso dallo specchietto retrovisore che lui mi seguiva da lontano. Poi ha iniziato ad avvicinarsi sempre di più. Mi taglia quasi la strada, sono costretta a bloccarmi. Scende dalla macchina e prova ad aprire lo sportello. Era totalmente fuori controllo. Mi ha salvata un benzinaio, mentre mia figlia piangeva disperata sul sedile di dietro”.

La relazione tra Marisa e Angelo era stata turbolenta sin dal principio perché lui, nel frattempo, aveva un’altra storia con una seconda donna, coperta da diverse bugie. Poi Marisa rimase incinta e, come riporta la stessa donna: “Mi illudevo che la gravidanza potesse cambiarlo ma i comportamenti irrispettosi erano proseguiti. Così ho terminato la relazione, ma lui non lo ha mai accettato, mi scriveva tanti messaggi, in uno diceva che si sarebbe fatto fuori se io non fossi tornata con lui”.

I segnali di “allarme”

Il senso di colpa iniziò a impadronirsi di Marisa che temeva che l’ex potesse suicidarsi. Poi un altro “allarme” nell’estate del 2019 quando Angelo, racconterà poi la donna in udienza: “Salito fino al pianerottolo di casa, voleva a tutti i costi tornare con me, mi ha preso con forza dalle spalle e ho chiamato mia madre piangendo”.
La stessa scena si ripresenta poi dopo la nascita della figlia: “Ha iniziato ad gridare dietro la porta di casa, io ero con mia madre e nostra figlia, ero spaventata”. Solo in quel momento Marisa prese coscienza dei tragici fatti e chiese aiuto alla famiglia.

“Ho chiesto aiuto sia alla mia famiglia che alla sua. Ho detto loro di parlare con lui, di farlo ragionare. Poi ho chiesto aiuto a un avvocato”. Si stabilirono i tempi e i modi delle visite del padre come avviene di consuetudine in casi di separazione tra una coppia con figli. Poi in una delle visite con la figlia, Marisa racconta l’episodio, forse, più scioccante: “Lui guardava delle armi e mi disse che frequentava il poligono di tiro”. Iniziarono le telefonate, sempre più assillanti e dai toni minacciosi. Lei registra tutto.

Nel 2021 l’ex iniziò a seguirla ovunque. “Io non sono più uscita di casa, mio padre ogni volta controllava che nel garage non ci fosse nessuno, i miei genitori salivano fin su al pianerottolo e io camminavo sempre scortata”. Iniziò a lavorare in smart working proprio per evitare di lasciare casa. “Cammino con una telecamera in macchina perché se dovesse accadere qualche cosa almeno viene ripreso”. Poi improvvisamente la decisione di ritirare la denuncia. L’ex non era un ottimo compagno ma ancora poteva essere un buon padre per la figlia. Iniziarono un percorso da uno psicologo e per qualche mese la coppia sembrava avere trovato un equilibrio. Poi il delitto e il suicidio. Ma i segnali c’erano tutti, evidenti e concreti.

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