Verona, dai filmati delle torture all’interno della Questura sarebbe coinvolta anche una poliziotta. Risate sul caso Cucchi

I fatti accaduti nella Questura di Verona sono sconvolgenti. Ora spuntano anche dei filmati in cui si vedono i poliziotti infierire sugli arrestati anche dopo essere svenuti. E poi il coinvolgimento di una poliziotta che sapeva tutto e le risate su Stefano Cucchi

Mentre i poliziotti della questura di Verona picchiavano i malcapitati, la telecamera di sorveglianza puntata sulla Sala fermati riprendeva gli abusi fisici e verbali. Adesso, quelle immagini sono riportate nell’indagine come accuse rivolte ai 26 agenti indagati, di cui 5 sono già ai domiciliari.

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Verona, le immagini video delle torture agli arrestati svenuti. (ansa) free.it

Secondo quanto riporta Repubblica, nei video gli agenti ridevano mentre picchiavano gli arrestati, e in alcune immagini si sente anche la rievocazione con tanto di sorriso beffardo della vicenda di Stefano Cucchi. Uno di questi eventi, simile a quello capitato a Cucchi viene ripreso dalle telecamere la notte tra il 3 e il 4 novembre del 2022, quando un 36enne con problemi psichiatrici viene condotto nell’acquario “in evidente stato catatonico”.

In quelle notti, il diritto umano veniva completamente dimenticato e si rideva durante i pestaggi, si insultavano i senzatetto presi per strada e si evocava uno dei fatti di cronaca che ha sconvolto l’Italia: la morte di Stefano Cucchi.

Questura di Verona, le immagini video dei pestaggi inflitti agli arrestati

Le immagini dei filmati della telecamera di sorveglianza della Sala Fermi della Questura di Verona documentano il sistematico abuso dell’autorità dei 26 agenti indagati dalla procura veronese. Sono piccoli frammenti di principi di tortura, umiliazione inflitta a povera gente: tossici, migranti, senzatetto.

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Verona, le immagini nella Questura delle torture agli arrestati (ANSA) free.it

In una di queste scene si vede il poliziotto Migliore che spruzza dello spray urticante negli occhi di un fermato. L’uomo, un senzatetto, urina in un angolo della sala, l’agente lo usa come straccio per ripulire a terra. Ma questa è solo una delle tante immagini delle violenze subite. Nell’arco dell’inchiesta durata nove mesi e conclusa lo scorso marzo, gli investigatori segnalano un episodio in apparenza di poco conto. E’ quello accennato precedentemente, ovvero l’episodio della notte tra il 3 e il 4 novembre dello scorso anno.

La vittima è un 36enne, Alessandro Sacchetti. Ha diversi precedenti penali e problemi psichiatrici. Viene condotto nell’acquario in stato catatonico. E’ notte fonda e nell’ufficio ci sono cinque agenti, uno dei quali è l’assistente capo Loris Colpini, ora agli arresti domiciliari. Il 36enne cammina nella stanza, poi si accascia a terra privo di sensi. Alle 23.29 arriva l’assistente capo Michele Tubaldo che vede Sacchetti attraverso il vetro e, ironicamente dice ai colleghi  “Cucchi è morto”. Passano ancora altri 20 minuti ed entra il sovrintendente capo. “Con Tubaldo si dicono se è vivo o morto e fanno riferimenti ancora a Cucchi”. Mente, un’altra immagine vede il poliziotto Migliroe  spruzzare dello spray al peperoncino nei confronti di Daju Nicolae, cittadino rumeno fermato durante un controllo per strada, obbligando l’uomo a fare la pipì sul pavimento.

Il ruolo della donna poliziotta che sapeva

Dalle carte d’indagine depositate dal gip emerge anche il ruolo di una poliziotta che, pur non partecipando alle violenze, sembra ossessionata dallo spray al peperoncino. Al marocchino Amir la donna urla, come riporta Repubblica: “Giuro che ti spruzzo adesso. Accompagnatelo a pisciare e dategli una bella spruzzata!. Dai raga, vi prego, un’altra spruzzata…tagliatelo se ti fa male, il cazzo. Io lo abbandonerei lì e gli darei quattro calci, lo lascerei steso pieno di spray”. Infondo, un collega che ride di gusto.

Poi, a metà novembre inizia a circolare la voce di un’inchiesta in corso. Inizia la caccia alla microspia. Tra loro si dicono di limitare al massimo messaggi, chiamate e whatsapp. “Potrebbero esserci delle telecamere installate nel reparto”. Il sospetto è talmente preso sul serio che i poliziotti iniziano a comunicare tra loro attraverso lo scambio di “pizzini” che poi buttano nel cestino. Intanto, il capo delle volanti, Vanessa Pellegrino, è stata trasferita  prima dello scandalo. La polizia annota il commento di tre agenti indagati: “Secondo loro la capa era a conoscenza dei problemi che coinvolgono gli operatori delle Volanti”.

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