Omicidio Paolo Stasi, freddato con due colpi di pistola nel Brindisino: 3 arresti. Indagata la madre

Per l’omicidio di Paolo Stasi, ucciso davanti casa sua a Francavilla Fontana con due colpi di pistola sono stati arrestate 3 persone. Indagate altre 8: tra queste anche la madre. Alla base del delitto uno “sgarro”

E’ stato ammazzato in via Occhibianchi, davanti casa sua lo scorso novembre con due colpi di pistola il 19 enne Brindisino Paolo Stasi. Questa mattina il blitz dei carabinieri di Francavilla Fontana ha arrestato 3 persone accusate per l’omicidio e altre 8 sono indagate. Tra questi ultimi, anche Annunziata D’Errico, la madre del giovane freddato.

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Omicidio Paolo Stasi, 3 arresti nel Brindisino e 8 indagati, di cui anche la madre (ansa) free.it

I carabinieri del Nucleo investigativo di Francavilla Fontana sono intervenuti alle prime luci dell’alba di oggi, 22 maggio 2023, arrestando tre persone: due di questi con l’accusa di concorso in omicidio volontario e un’altro per spaccio di droga. Inoltre, sono due le misure di obbligo di dimora.

La madre del giovane ragazzo ucciso ora dovrà difendersi dall’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. Intanto spunta anche il possibile movente alla base dell’agguato. Secondo gli inquirenti sarebbe uno “sgarro” fatto dalla vittima.

Omicidio Paolo Stasi: 8.960 euro il movente dell’agguato

L’inchiesta sulla morte del 19enne Paolo Stasi è stata condotta dai pm Giuseppe De Nozza e Paola Gugliemi insieme al procuratore Simona Filoni che hanno avviato le misure cautelative per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi e per i minorenni di Lecce. Il delitto sarebbe maturato nel contesto criminale dello spaccio di droga.

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Omicidio Paolo Stasi nel Brindisino, ucciso lo scorso novembre. (Ansa) free.it

Nel fascicolo dei magistrati si è aggiunta una seconda ipotesi oltre a quella di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi nonché alla detenzione e porto in luogo pubblico di un’arma da sparo. Si parla ora anche dell’ipotesi del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

Nel lungo silenzio trascorso dal giorno dell’agguato gli inquirenti hanno raccolto  indizi schiaccianti. Le ricostruzioni ipotizzate dagli inquirenti nelle prime settimane dalla morte hanno fatto luce anche sul ricorso dell’avvocato Leonardo Andriulo, poi rigettato, nella quale si chiedeva il dissequestro sia degli 8.960 euro che di una pistola a gas trovati in casa di un ragazzo di 18 anni indagato per omicidio insieme a un altro giovane di 19 anni.

Quel denaro è stato poi ritrovato perché nelle chat fra Paolo Stasi e la madre Annunziata D’Errico dove si parlava della droga che ogni giorno Stasi avrebbe ceduto ai due ragazzi giornalmente. Fatti poi confermati dalla stessa madre del 19enne quando il 24 novembre scorso fu ascoltata in caserma come persona informata sui fatti, allora non indagata. La donna avrebbe aggiunto in quell’occasione anche un particolare utile poi all’individuazione del movente del delitto: ovvero che in casa, madre e figlio, avrebbero custodito la droga ceduta poi a terzi dal loro fornitore.

I soldi

Quei soldi secondo le ipotesi avanzate dagli inquirenti e confermate poi dal Tribunale del Riesame, sarebbero i guadagni accumulati con la vendita delle dosi di droga. E’ stata ritenuta, quindi, infondata la ricostruzione fatta dalla difesa che quel denaro fosse stato messo da parte dal 18enne indagato lavorando per conto dello zio.

Nell’ordinanza dei giudici Federico Sergi, Adriano Zullo e Leonardo Convertini, quei profitti provenivano dalla vendita di sostanze stupefacenti a terzi. Mentre, si legge nell’ordinanza, così come riportato da Il Messaggero: “Le cessioni appena indicate si erano protratte per oltre un anno ed avevano avuto luogo con cadenza pressoché quotidiana, come emerso dal contenuto del verbale di sommarie informazioni rese al pubblico ministero da Annunziata D’Errico”.

“Si trattava di profitto di provento del reato di cessione continuata da parte di….di sostanza stupefacente a soggetti diversi da D’Errico e Stasi, tenuto conto che in casa di quest’ultimo era stato custodito e confezionato, per la successiva cessione a terzi, lo stupefacente su indicazione di….”. Alla base del delitto del giovane Paolo Stasi quindi ci sarebbe uno “sgarro” da parte sua verso coloro che oggi sono indagati anche per spaccio.

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