Scoperto nuovo coronavirus tra i topi, l’allerta degli scienziati | Studi sulla sua pericolosità

I ricercatori non conoscono ancora il livello di pericolosità ma invitano alla massima prudenza per la scoperta del nuovo coronavirus. Dallo studio effettuato su 450 roditori, il virus sembrerebbe appartenere allo stesso ceppo del Sars-Cov-2

Il nuovo virus è stato portato alla luce dagli scienziati dell’Università svedese di Uppsala (Stoccolma). Non è ancora chiara la sua pericolosità sull’uomo ma i ricercatori invitano il mondo scientifico e la popolazione alla massima sorveglianza.

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Scoperto nuovo coronavirus, l’allerta degli ascienziati | Non ancora identificato il livello di pericolosità per l’uomo (pixabay)

Ii nuovo coronavirus, chiamato con il nome “Grimsoe” dal nome della località in cui è stato scoperto (a ovest di Stoccolma) è diffuso tra una specie di roditori molto comune in tutta Europa, le arvicole rossastre.

Scoperto nuovo coronavirus tra i topi, l’allerta degli scienziati | Non nota ancora la sua pericolosità

Del virus Gromsoe scoperto in Svezia non si conosce ancora l’eventuale pericolosità per gli esseri umani, ma i ricercatori dell’Università di Uppsala, in Svezia, invitano a tenere sotto controllo il virus che sembrerebbe essere portato dalla fauna selvatica, in modo particolare dai roditori.

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Scoperto nuovo coronavirus in Svezia, l’allerta degli scienziati (pixabay)

A dare conferma del nuovo virus tra i topi i risultati di uno studio scientifico pubblicati sulla rivista Viruses.
Le arvicole, ovvero i roditori più comuni in Europa, sono tra gli animali più a stretto contatto con l’uomo. Inoltre, le arvicole sono portatori del virus Puumala, che ha come causa maggiore tra gli esseri umani una febbre emorragica nota come nefropatia epidemica.

Questi animali per rifugiarsi da condizioni meteorologiche avverse spesso trovano riparo negli edifici costruiti dall’uomo. Questo potrebbe aumentare il rischio di contatti ravvicinati ed eventualmente la trasmissione di tali malattie da animali a umani.

Tra il 2015 e il 2017 un gruppo di ricercatori guidati dalla prof.ssa Anishia Wasberg, ha esaminato ben 450 arvicole rossastre provenienti dalla località di Grimsoe, attuando su di essi anche test per il coronavirus. I risultati ottenuti hanno mostrato che il 3,4% del campione ospitava un nuovo Betacoronavirus, stessa famiglia a cui appartiene anche il Sars-CoV-2 e che circola sia nei roditori sia nei pipistrelli.

Inoltre, nello studio in questione gli autori hanno scoperto diversi ceppi virali del virus di Grimsoe, mentre altri di Coronavirus sono stati trovati tra le arvicole di altre zone d’Europa, come Francia, Germania e Polonia. Questo fa presupporre che tali roditori possono essere ricettori naturali del passaggio del virus all’uomo.