Omicidio Willy Monteiro, Bianchi in aula: “Non l’ho toccato nemmeno con un dito” | La difesa respinge tutte le accuse

Omicidio Willy Monteiro, rinviata al 14 luglio la sentenza attesa per oggi. In aula Gabriele Bianchi si difende: “Non l’ho toccato, vorrei tornare indietro e cambiare tutto”. Per lui la Procura di Velletri ha chiesto l’ergastolo.

Ha poco da dire Gabriele Bianchi. Il giovane accusato di aver ucciso Willy Monteiro si affida a dichiarazioni scarne per allontanare l’accusa di omicidio volontario: Non l’ho toccato nemmeno con un dito. Il Pm mi ha descritto come non sono, io non sarei stato in grado, nemmeno se lo avessi voluto, di fare quello di cui mi si accusa”.

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Omicidio Willy Monteiro, Bianchi in aula: “Non l’ho toccato nemmeno con un dito” | La difesa respinge tutte le accuse

Dichiarazioni spontanee con cui Bianchi prende, ancora una volta, le distanze da quanto accaduto la notte tra il 5 e il 6 settembre di due anni fa, quando il 21enne di Paliano venne massacrato di botte a Colleferro. Per Bianchi e suo fratello Marco la Procura di Velletri ha sollecitato l’ergastolo, 24 anni invece la richiesta per i presunti complici Francesco Belleggia e Mario Pincarelli. Davanti alla Corte d’Assise di Frosinone è stato lo stesso imputato a chiedere giustizia per Willy: “La merita lui e la sua famiglia. In passato ho commesso errori. Ma vi prego credetemi, Willy non l’ho ucciso io. Vorrei poter tornare a quella maledetta notte e cambiare tutto. Io sogno ancora di tornare dalla mia famiglia e crescere mio figlio, ha ribadito Bianchi.

Omicidio Willy Monteiro, rinviata la sentenza: la Corte deciderà il prossimo 14 luglio

Oggi il Presidente della Corte d’Assise di Frosinone ha annunciato lo slittamento della sentenza, attesa per oggi, al prossimo 14 luglio. In aula il legale di Bianchi si è avvalso di alcune slide per provare l’innocenza di Gabriele e di suo fratello Marco.

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Omicidio Willy Monteiro, rinviata la sentenza: la Corte deciderà il prossimo 14 luglio

L’avvocato Massimiliano Pica nella sua arringa ha tentato di smontare le testimonianze dell’accusa definendole insufficienti a dimostrare la responsabilità dei due fratelli di Artena. “Nessuno dei 26 testimoni oculari può aver visto con chiarezza quello che stava succedendo. Al momento del pestaggio era buio, c’era troppa gente presente, alcune visuali erano coperte da una siepe. Altre testimonianze non tengono conto dell’altezza effettiva dei due perché uno di loro era sul marciapiede”, ha spiegato Pica.

Il legale ha concluso l’arringa chiedendo l’assoluzione per entrambi i suoi assistiti, o in alternativa che l’omicidio di cui sono accusati sia derubricato da volontario in preterintenzionale con esclusione delle aggravanti perché “Gabriele Bianchi non ha colpito Willy” mentre “Marco l’ha colpito ma in modo non decisivo”.