Il dramma delle donne ucraine, così la Polonia nega i diritti alle rifugiate | “Devono abituarsi alle nostre leggi”

Non solo la guerra in Ucraina ha portato a situazioni di indescrivibile orrore, ora le donne che si rifugiano nei paesi limitrofi come la Polonia si vedono negare alcuni diritti fondamentali. Dal canto suo, la Polonia dichiara: “Qui siamo cattolici, le profughe ucraine devono abituarsi alle nostre leggi”

Dall’inferno al Medioevo. Così le donne in fuga dalla guerra in Ucraina si sono trovate una volta arrivate in Polonia. Uno dei paesi in assoluto più cattolico, la Polonia non offre aiuto a chi ha deciso di abortire.

dramma donne ucraine
dramma delle donne ucraine, la polonia nega diritti (Pixabay)

Da anni le polacche, a causa delle ferree restrizioni antiabortiste, sono costrette a fuggire all’estero o rivolgersi alle ong che offrono tutto l’aiuto che possono. Ma, con l’inizio del conflitto alle polacche si stanno aggiungendo nelle ultime settimane anche le ucraine in fuga dalla guerra.

Il dramma delle donne ucraine, così la Polonia nega i diritti alle rifugiate | “Devono abituarsi alle nostre leggi”

Traumatizzate dalle continue bombe e in condizioni complicate, le donne ucraine a volte si trovano costrette a non portare a termine la gravidanza decidendo, così di ricorrere all’aborto.

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Il dramma delle donne ucraine in fuga, la Polonia nega loro il diritto all’aborto (Pixabay)

Prima dell’invasione russa, in Ucraina l’aborto era consentito. Ora per quelle donne che hanno trovato riparo dalle bombe in Polonia viene negata loro il diritto all’interruzione della gravidanza. Così alla guerra per il paese si aggiunge il dramma personale di queste donne.

La Polonia è da sempre considerata ultracattolicesima. Così, come riportato da Repubblica, Hillary Margolis, di Human Rights Watch, ha raccontato che “le ucraine non sono abituate alle nostre restrizioni: c’è molta paura e ansia tra di loro”.

Anche se la Polonia è il paese che ha accolto con maggior entusiasmo gli oltre due milioni di ucraini (90% di donne e bambini) rimane sempre un paese dove abortire è consentito solo in rarissimi casi.

Lo scorso anno era fallito un blitz del partito di governo, Pis, per far vietare l’aborto addirittura in caso di stupro o incesto. Justyna Wydrzynska, attivista di “Aborto senza frontiere”, conosce bene la situazione polacca che vieta l’interruzione della gravidanza.

Proprio lei era finita a processo per aver spedito delle pillole del giorno dopo a una donna vittima di violenza domestica. Le pillole furono intercettate dal compagno violento che chiamò la polizia. Da quel giorno l’attivista è sotto processo per traffico illegale di farmaci. Wydrzynska ha detto in merito alla situazione delle ucraine:

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“Sono già 99 le donne ucraine che mi hanno contattato dal 1° marzo chiedendo come abortire o come avere una pillola del giorno dopo. I volontari che sono andati a Bucha hanno detto che le donne stuprate lì hanno paura di venire in Polonia. Conoscono le nostre leggi e le temono. Piuttosto che venire da noi cercano di arrangiarsi nel proprio Paese come meglio credono”.