Bimbo ucciso dal padre, emessa la sentenza per Alija Hrustic | La pena fa discutere

Sentenza con polemiche quella emessa dai giudici nei confronti di Alija Hrustic: cosa è stato deciso e perché non mancano i commenti per la decisione sul bimbo ucciso dal padre.

La Corte d’Appello di Milano ha preso una decisione molto importante, con tanto di motivazioni, per Alija Hrustic. L’uomo è accusato della morte del figlio di due anni: sul corpicino della vittima erano presenti decine e decine di lesioni.

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Bimbo ucciso dal padre, emessa la sentenza per Alija Hrustic | La pena fa discutere (Immagine Rete)

La sentenza non è scevra da polemiche per le motivazioni decise e comunicate dai giudici. Nel caso specifico, infatti, ci sarebbero delle spiegazioni che hanno riscosso un dibattito acceso sulla vicenda.

Bimbo ucciso dal padre | La sentenza per Alija Hrustic e le motivazioni

I giudici della Corte di Appello di Milano hanno annullato l’ergastolo ad Alija Hrustic e condannato a 28 anni di reclusione. Secondo i magistrati, infatti, non ci sarebbe all’origine dell’accaduto la volontà di uccidere, così come di torturare.

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Bimbo ucciso dal padre | La sentenza per Alija Hrustic

Emessa dai giudici della prima sezione della Corte d’Assise la sentenza che ha parlato di una decisione che “non sia né quella dell’omicidio volontario né quella dell’omicidio preterintenzionale“, si legge nelle motivazioni. Entrambe sarebbero stati indicati come “giudizi forzati“, più congeniale il reato di maltrattamenti.

Cosa cambia nei reati | La decisione su Alija Hrustic

I giudici di secondo grado hanno qualificato nuovamente il reato di omicidio volontario, trasformandolo in maltrattamenti, dopo la sentenza dello scorso 10 marzo. “Il calcio, la spinta – o qualsivoglia gesto violento abbia fatto cadere l’odierna piccola vittima – è l’ultimo oltraggio infertogli non diverso dalle numerose percosse che (avevano) lasciato le ferite repertate sul suo cadavere“, scrivono i giudici. La vicenda risale al 22 maggio 2019 a Milano. Il piccolo fu scoperto trovato senza vita pieno di lividi e di varie lesioni. Immediate le indagini per fare luce su quanto accaduto.

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La frattura cranica e le altre lesioni sarebbero quindi riconducibili “a un’unitaria condotta di maltrattamenti“, si legge nelle motivazioni. Riconosciute al ragazzo le aggravanti di crudeltà, sevizia e minorata difesa. Annullato invece il reato di tortura riconosciuto in primo grado ai danni del piccolo Mehmed, stessa cosa dicasi per i maltrattamenti nei confronti della moglie. Nessun reato di tortura per la morte del bambino trovato senza vita nel 2019.