Conflitto Russia-Ucraina, la Formula 1 si schiera e, come per il calcio, prende le distanze dal conflitto in atto con una decisione storica.
Frenata improvvisa in Russia, non è il segnale che la guerra sia finita, purtroppo. È un’altra conferma del fatto che questo conflitto in atto con gli ucraini sta agitando moltissimi: prima il calcio che cancella la finale di Champions League da San Pietroburgo. Poi la F1 che, come il pallone, si sgonfia alla notizia degli armamenti.
La FIA e gli addetti ai lavori, infatti, decidono di comune accordo di cancellare dal calendario automobilistico il GP di Russia: la decisione è storica. Tappa fondamentale ogni anno sia per i piloti che per i turisti. Lo smacco economico è non indifferente, ma la Federazione fa sapere con una nota che annullare la corsa è l’unico modo possibile per andare avanti.
L’intenzione è quella di far tornare Putin e la Russia sui propri passi: disarmo incondizionato a Kiev. Questa la chiave per riacquistare (forse) credibilità sul piano industriale, perchè su quello istituzionale la Russia non gode più del favore della Commissione Europea. La questione, stavolta, è sportiva ma con la politica c’entra moltissimo. Chiunque è contro il conflitto in essere sta cercando di arginare i russi nell’unica maniera possibile: quella economica.
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Al momento solo la Cina sembrerebbe non andare contro il Cremlino. La Formula 1 – consapevole di essere una macchina (è il caso di dirlo) economica non indifferente – chiude i rubinetti in territorio russo. “Alle condizioni attuali – si legge nella nota congiunta di FIA e le squadre piloti – non è possibile gareggiare in Russia”. Capitolo chiuso in ambito sportivo, ma sul piano sociale, culturale e politico la diatriba è appena iniziata.
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