Tra l’erba alta e i sassi della montagna, le tende si muovono come un piccolo fiume. Dalla piana di Traduerivi a Venaus, la Val di Susa cambia quadro in poche ore: tamburi, zaini, cucine da campo. Intorno, lampi blu e scudi lucidi della polizia in antisommossa. Il silenzio dell’alba fa il resto.
Nel fine settimana, dopo gli scontri ai cantieri della Torino-Lione, è arrivato il divieto di campeggio deciso dal prefetto. Gli attivisti No Tav avevano organizzato una quattro giorni nella zona di Traduerivi, a ridosso delle aree interessate dai lavori per l’alta velocità. L’ordinanza ha vietato presidi con tende e attrezzature nell’area, motivando la scelta con esigenze di ordine pubblico e sicurezza. Non ci sono numeri ufficiali sui partecipanti, al momento.
La reazione è stata rapida. Via dalla piana, il campo si è spostato a Venaus, nome che in Valle non è una semplice località, ma una cartina piegata nella memoria. La polizia si è posizionata agli accessi con unità in assetto, controlli e perimetri mobili. In mezzo, una quotidianità essenziale: tavoli pieghevoli, bracieri, assemblee che iniziano all’ora del caffè e finiscono con il sole che scende dietro le creste.
La partita si gioca su un filo teso. Da una parte c’è il potere di ordinanza del Prefetto, che può limitare attività e stazionamenti in aree considerate sensibili. Dall’altra c’è il diritto a manifestare, che in Valle ha un portato culturale particolare. Chi abita qui lo sa: la discussione non è teorica. È fatta di strade, deviazioni, negozi che chiudono prima, famiglie che evitano i passaggi più esposti, ma anche di presidi pacifici e reti di mutuo soccorso rodati negli anni.
La Torino-Lione è un’opera lunga e controversa. Il progetto prevede un tunnel di base transfrontaliero di oltre 50 chilometri, con cantieri attivi sul versante italiano da oltre un decennio. Il costo complessivo e i tempi di realizzazione restano oggetto di stime e aggiornamenti. L’Unione Europea cofinanzia una quota significativa, a fronte di un cronoprogramma che la realtà ha più volte rallentato. In valle, il confronto tra costi e benefici divide ancora: chi parla di corridoio verde e trasferimento merci su rotaia, chi insiste su impatto ambientale, sicurezza e scelte di spesa pubblica.
L’ordinanza, applicata all’area di Traduerivi, interdice campeggi, tende e strutture stabili nelle zone indicate. Prevede controlli e sanzioni per chi non si attiene. Le misure restano in vigore per i giorni ritenuti necessari a garantire l’ordine pubblico. La decisione non blocca le manifestazioni in sé, ma restringe tempi e luoghi. È una mossa che sposta il baricentro dell’iniziativa: da una tendopoli vicino ai cantieri a un campo più lontano e frammentato.
Sul terreno, questo si traduce in piccoli spostamenti continui. Gruppi che vanno e vengono. Un volantone informale che indica sentieri alternativi e punti di ritrovo. Una valle che impara, ancora una volta, a ridisegnare il proprio spazio tra guardrail e carrarecce.
Il cuore, però, batte qui. A Venaus, dove nel 2005 una mobilitazione notturna entrò nell’immaginario collettivo, i presìdi hanno spesso trovato casa. Negli anni, l’estate ha portato raduni, concerti, camminate. Non folklore: una comunità che, nel bene e nel conflitto, si riconosce. Oggi quel repertorio torna in scena. Con meno retorica e più logistica. Con la stanchezza di chi ha visto molte stagioni e l’ostinazione di chi sa montare una tenda anche al buio.
Non tutto è quantificabile, e non tutto è chiaro. Quante persone resteranno? Come evolveranno i controlli? Mancano dati certi, e la cronaca corre di ora in ora. Resta un’immagine semplice: una valle che ascolta il rimbombo dei passi sul pietrisco e si chiede fin dove possa spingersi il dissenso senza perdere la sua voce. Forse la risposta è nel modo in cui, stanotte, ogni luce di campo troverà il proprio posto tra le stelle.
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