Quirinale, la corsa al Colle si fa sempre più serrata. Prende piede l’ipotesi di un Mattarella bis, ma Italia Viva frena. Il motivo.
Quirinale, la battaglia entra nel vivo. Il 24 Gennaio si avvicina e la situazione è tutt’altro che sbrogliata: serve un nome che sia in grado di succedere a Mattarella, ad oggi manca condivisione e punto d’incontro fra i partiti che perseguono strade diverse senza riuscire a trovare un compromesso.
L’unico nome spendibile e condiviso, al momento, è quello del Presidente uscente che, però, ha più volte detto come non sia intenzionato a ricandidarsi. Dopo la dipartita di David Sassoli, però, le cose sono cambiate: i leader si sono resi conto di quanto sia importante perseguire gli ideali di coesione e condivisione proposti dal compianto Presidente del Parlamento Europeo, conta dunque mettere da parte le scaramucce per trovare una quadra.
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L’ipotesi del Mattarella bis toglierebbe dall’impaccio, in primis perchè si sta attuando una vera e propria campagna mediatica su quella che è una carica con aspirazioni di richiamo piuttosto che politiche: serve credibilità, merito e fermezza. Non solo consensi. Il messaggio deve arrivare chiaro a tutti coloro che pensano di arrivare al Colle soltanto attraverso un’opera di convincimento.
Anche perché, al momento, tranne su Mattarella, non pare essere convinto proprio nessuno. Italia Viva, che aveva aperto al bis del Presidente in carica, ora fa dietrofront: Rosato sarebbe contento – sottolinea – di avere ancora Mattarella ma “bisogna tenere conto di ciò che ha detto”. Tradotto: se si è tirato fuori dai giochi, non possiamo trattenerlo per la giacchetta.
Draghi resta la via di fuga, ma è una soluzione estrema che gli schieramenti non vedono di buon occhio – anche se il più delle volte dicono il contrario per evitare la strategia – anche a causa del possibile ritorno alle urne: la Lega incassa e dice “Noi ci saremo comunque”. La realtà, però, è che se si rifà tutto nessuno è sicuro del proprio posto attuale negli equilibri di maggioranza.
Quindi cambia tutto per non cambiare niente: Draghi resta dov’è, perchè ce lo chiede l’Europa e anche gran parte della scena politica. Resta il rebus Berlusconi, su cui però il PD e Sinistra Italiana fanno muro incassando anche il favore dei Cinque Stelle. Poi c’è Amato, oppure Casini e la Moratti. In tutto questo salgono le quotazioni di Marta Cartabia. Tutto è ancora in divenire, ma forse davvero non c’è più tempo. Sarà una partita lunga e, soprattutto, aperta fino all’ultimo.
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