Sea-Watch3, Tiziana Cauli a Free.it, “Serve un porto, non c’è più tempo” | VIDEO

La Sea-Watch3, la nave della Ong tedesca Sea Watch, attende da sei giorni un porto sicuro. A bordo ci sono 440 naufraghi salvati da morte certa nel Mediterraneo centrale. A pochi passi dalle coste dell’Europa.

Sea-Watch3, Tiziana Cauli a Free.it, “Serve un porto, la metà sono bambini, non c’è più tempo”

Finirà l’anno, inizierà il 2022 e la Sea-Watch3 sarà ancora in mezzo al Mediterraneo, senza un porto sicuro per sbarcare. E’ il sesto giorno di attesa per la nave umanitaria della Ong Sea Watch, che ha a bordo 440 persone, salvate da morte certa tra le onde. La richiesta del porto è arrivata alle autorità marittime il giorno della vigilia di Natale ma ancora non c’è una risposta.

Non è accettabile che 440 persone, la metà delle quali sono minori, siano costrette a restare in mare per giorni dopo essere state soccorse. Attendendo che venga riconosciuto il loro diritto a sbarcare in un porto sicuro. Sulla Sea-Watch3 ci sono donne incinte, 170 minori non accompagnati, fra cui la più giovane ha appena otto anni, e bambini molto piccoli. Uno di loro ha compiuto tre settimane di vita a bordo della nostra nave. Le autorità ci hanno mandato un rifornimento di pannolini e latte in polvere, che avevamo esaurito. Ma queste persone hanno bisogno di sbarcare subito”. Sono le parole di una delle portavoci di Sea-Watch Italia, Tiziana Cauli alla redazione del quotidiano online Free.it

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Sea-Watch3, Tiziana Cauli a Free.it, “Serve un porto sicuro subito”

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A bordo ci sono 167 minori da soli e 42 minori di 12 anni che, invece, per fortuna sono con i genitori. Ma la loro situazione è molto delicata. E più passano le ore, più le condizioni tra i naufraghi diventano difficili. Martin Mc Tigue, il medico a bordo della Sea-Watch3 ha raccontato che molte persone hanno problemi fisici  e hanno bisogno di assistenza. “Possiamo seguirli nelle loro prime necessità, ma non possiamo fornire cure adeguate ancora per molto. Abbiamo bisogno di un porto sicuro”, ha spiegato il dottor McTigue, responsabile della clinica a bordo della nave.

Tra i naufraghi, infatti, sei erano in condizioni troppo serie per poter essere trattati sulla nave. Ed è stata, quindi, necessaria una evacuazione medica. I restanti 440 affrontano ora per ora la situazione: con il mare grosso, il freddo, la paura e la disperazione. Alle spalle hanno tutti guerre, violenze, soprusi e torture. Subiti sia durante il loro viaggio verso le coste del Mediterraneo, sia nei lager in Libia. La Sea Watch attualmente naviga al largo delle coste siciliane in attesa di capire dove sbarcare i migranti.

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