E’ un quadro con aspetti sia positivi che negativi quello che emerge dal report settimanale sull’epidemia di Covid, a cura della Fondazione Gimbe. La circolazione del virus ha avuto un netto incremento. Ma l’impatto sulla tenuta del sistema sanitario, e in particolare ospedaliero, resta al momento contenuto.
Aumento del 32,2% dei nuovi casi, del 15,5% dei posti occupati nei reparti ordinari, del 14,3% dei posti occupati nelle terapie intensive. Il tutto solo stando al periodo tra il 10 e il 16 novembre. E’ il sunto del report settimanale della Fondazione Gimbe sull’epidemia di Covid-19 nel nostro paese. Un quadro che sembrerebbe molto preoccupante. Ma che analizzato alla luce della situazione nelle strutture ospedaliere, permette di avere almeno la speranza di non dover rivivere l’incubo dell’inverno dello scorso anno.
L’impatto sugli ospedali e sulle strutture sanitarie è infatti per Gimbe “al momento contenuto“, quantificabile con un incremento di 534 ricoveri in area medica e di 60 in terapia intensiva. Il dato è contenuto ovviamente grazie alla protezione offerta dalla campagna vaccinale. In alcuni contesti i casi però iniziano a essere moltissimi in relazione alla popolazione residente. A Trieste, Bolzano, Gorizia, La Spezia, Forlì-Cesena, Padova e Vicenza hanno superato addirittura i 150 casi ogni 100mila abitanti, si legge nel report. In tutte le Regioni, escluse Umbria e Calabria, si verifica un incremento dei casi.
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“Di fronte a questi numeri è inaccettabile che gli amministratori non abbiano introdotto restrizioni locali, seppur impopolari, accettando il rischio che la diffusione del contagio trascini l’intera Regione in zona gialla“, dichiara a corredo dei dati il presidente Gimbe Nino Cartabellotta. La stesso report di Gimbe spiega però che ad oggi solo il Friuli Venezia Giulia e la Provincia Autonoma di Bolzano sarebbero molto vicini alla ‘Zona Gialla‘, calcolata su incidenza dei casi e percentuale di posti occupati in reparti ordinari e terapie intensive. Una situazione che potrebbe però cambiare nelle prossime settimane.
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Venendo alle future necessarie azioni di politica sanitaria, Gimbe discute tutte le ipotesi in campo. Per la Fondazione guidata da Cartabellotta, per almeno ridurre il rischio di misure restrittive sarebbe necessario “ridurre la validità del Green Pass a 6 mesi“. Intanto, prosegue Gimbe, servirebbe introdurre l’obbligo vaccinale per i lavoratori del settore pubblico. Contrarietà invece viene espressa in merito all’ipotesi di un lockdown sul modello austriaco: “Un Super Green Pass senza tamponi rischia solo di alimentare tensioni sociali“, si legge nel report della Fondazione.
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