La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 108 persone legate alle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. L’udienza preliminare sarà nell’aula bunker del tribunale casertano. Il caso risale al 2020.
C’è un nuovo capitolo giudiziario nella vicenda delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. La Procura del comune casertano, infatti, ha chiesto di rinviare a giudizio 108 persone, tra secondini e amministratori della prigione. Si deciderà il 15 dicembre, giorno in cui il gip Pasquale D’Angelo ha fissato l’udienza preliminare. Tortura, lesioni, abuso di autorità, falso in atto pubblico e cooperazione nell’omicidio colposo di un detenuto. Per 12, tra i 108 si aggiunge anche l’accusa di omicidio per il detenuto, Lamine Hakimi, morto il 4 maggio del 2020.
Il 15 dicembre, dunque, nell’aula bunker del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il gip deciderà se rinviare tutti a processo o se per alcuni dei 108 decadranno le accuse. L’udienza, in ogni caso, sarà molto seguita anche dalla politica e dalle associazioni che si occupano dei diritti carcerari in tutta Italia.
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Il caso risale all’aprile del 2020, quando alcuni detenuti protestarono per le norme anti Covid che erano state imposte nel carcere. L’epidemia era scoppiata da poco più di un mese in Italia. Come punizione per le proteste, diverse guardie carcerarie picchiarono selvaggiamente i carcerati, umiliandoli e torturandoli. Tutte le violenze erano state, poi, riprendere con un telefonino, come scherzo tra i secondini.
Quando le immagini sono state diffuse, è scoppiata la polemica che ha investito anche l’allora Guardasigilli Alfonso Bonafede. A portare alla luce le violenze era stato un detenuto che aveva raccontato cos’era successo quel giorno. Subito dopo, tra indignazione e polemiche, erano state sospese 52 guardie, e dopo qualche giorno altri 25 tra agenti e dirigenti del penitenziario. Il 15 dicembre si deciderà chi e quando andrà a processo.
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