Gli stipendi stanno cambiando per via delle pensioni anticipate: cosa aspetta chi è a un passo dal congedo.
Gli stipendi sono al vaglio delle politiche economiche. Il motivo sono le pensioni. Sempre a ridosso del periodo reddituale, dove si tirano le somme dell’anno fiscale, è possibile capire il destino di molti lavoratori. Grazie a quota 103 e opzione donna è possibile andare in pensione prima a fronte di qualche cessione importante. Un ritocco all’importo pensionistico può garantire una solidità rispetto al meritato riposo. Ma quanto si va a perdere?
Dipende dalla situazione. Chi è ai minimi e richiede la pensione anticipata viene decurtato all’incirca del 5% dello stipendio. Proprio perché l’importo pensione è piuttosto basso. Il resto varia a seconda della fascia pensionistica di appartenenza: le somme maggioritarie possono vedersi – in caso di congedo anticipato – dimezzate del 15%. Una percentuale congrua rispetto ai mesi di rilascio. Nel senso che prima si va in pensione e prima viene detratta la percentuale. Più si resta al lavoro e minore è il quantitativo di trattenute.
Questo dovrebbe consentire di snellire la manodopera, ma a quale prezzo? La scelta resta al contribuente: dipende anche dal compromesso fisico. A seconda della condizione di ciascuno, variano le esigenze. Un rapporto pensioni anticipato può garantire una serenità maggiore anche a livello fiscale ma va tenuto conto anche dell’aspetto detrattivo.
Se la percentuale è piuttosto bassa rispetto all’importo ottenuto allora è possibile meditare un’uscita agevolata. Altrimenti gli esperti consigliano di proseguire fino alla naturale decorrenza dei termini. Si consiglia di consultare prima l’INPS o il proprio commercialista al fine di vagliare nel modo giusto le possibilità a disposizione.
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