Cibo sintetico, la rivoluzione arriva nel piatto. L’Italia dice no, perchè Giorgia Meloni frena il Decreto Legge in tal senso: gli sviluppi.
L’Italia frena sui cibi sintetici. La soluzione, proposta a livello globale, per porre fine agli allevamenti intensivi e soprattutto per monitorare le risorse in calo. Le materie non si trovano più come prima: anche la gestione e lo sviluppo degli animali, per allevamento e produzione, impone qualcosa di diverso.
Quindi entra in gioco il sintetico: il Governo, nello specifico, approva il Decreto Legge che vieta la produzione e commercializzazione di alimenti e mangimi sintetici. Il Consigliere di Forza Italia, Luigi Scordamaglia, lo definisce un atto di responsabilità: “Una legge – dichiara – che vieterà la possibilità di commercializzare e produrre in laboratorio gli alimenti che usiamo per nutrirci”.
Siamo ciò che mangiamo e ci resteremo, dunque, ma come funziona in realtà? Ci saranno sanzioni da 10mila a 60mila euro per chi proverà ad attuare – a livello aziendale – una politica del genere che potrebbe incidere perfino sul 10% del fatturato. Questo in concreto, ma il cibo sintetico è un business in espansione che fa gola – è il caso di dirlo – a molti perchè è impossibile, almeno adesso, riconoscerlo.
La carne, nella fattispecie, è ottenuta da un muscolo vivente attraverso le staminali prelevate che vengono messe a sua volta in un bireattore che riproduce le condizioni del corpo animale. Questo potrebbe alimentare un business di miliardi. Secondo l’Università di Maastricht, il giro d’affari potrebbe raggiungere i 450 miliardi di dollari nel 2040. Il 20% del mercato globale della carne.
Un movimento che non si ferma soltanto con le norme. Gli Chef nostrani esprimono scetticismo: Oldani, noto anche per qualche presenza in televisione, sottolinea che quella del sintetico è una strada sterile per quanto riguarda gli effettivi principi nutritivi. Fa bene al portafoglio, ma non all’organismo. Vedremo se basterà a placare questa espansione.
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