Il Rapper Baby Gang rimarrà in carcere. Questa è la decisione presa dal giudice che rigetta la richiesta degli arresti domiciliari al 21enne. Per il Gip l’artista usa droga come stile di vita
L’uso di droga secondo il Gip nel caso del Rapper Baby Gang non è “qualificabile come dipendenza in senso stretto ma piuttosto espressione di uno stile di vita“ in uso “alla maggioranza di coloro che fanno parte del mondo dei trapper o frequentano luoghi di incontro come corso Como”.
In egual comune il consumo di alcol e il uso “voluttuario” in “momenti di incontro o di esibizione musicale”. Queste le parole usate dal Gip di Milano Guido Salvini nel provvedimento che respinge la richiesta degli arresti domiciliari avanzata dalla difesa del trapper Zaccaria Mouhib.
Dunque, il 21enne sconterà la sua pena in carcere dopo che l’ottobre scorso, in compagnia di altri tra cui il Rapper Simba la Rue – attualmente agli arresti domiciliari – si era reso complice per la sparatoria avvenuta i primi di luglio scorso nella zona della movida milanese, nella quale due senegalesi sono stati gambizzati.
Come riporta l’Ansa, l’avvocato del 21enne, il legale Niccolò Vecchioni, aveva richiesto gli arresti domiciliari per il suo assistito, Zaccaria Mouhib, in arte “Baby Gang” da scontare presso una comunità.
L’obiettivo della richiesta avanzata dal legale era quella di permettere al 21enne di “affrontare i problemi relativi all’abuso di sostanze”. Ma per il giudice agli atti non risultano relazioni su “alcun consumo problematico di sostanze psicotrope” da parte del giovane.
Il legale Vecchioni dopo il rigetto della richiesta da parte del Gip, ribadisce che il “provvedimento è criticabile poiché nega il diritto di cura ad un 21enne e sminuisce la sua condizione patologica, assumendo che l’uso di droga e alcol sarebbe un fatto ‘ordinario’ da parte di un rapper e quindi che si tratta di una situazione non meritevole di alcun intervento terapeutico”.
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