Scontri Ultras A1, come è nato il patto guerriglia: le radici della vendetta

Vendicare la morte di Ciro Esposito. I fatti di domenica scorsa all’altezza della stazione di servizio di Badia al Pino, gli scontri tra ultras partenopei e romanisti hanno radici profonde. E motivazioni precise.

Nulla o quasi accade per caso, ma spesso molte cose si verificano per precisi nessi casuali. E quanto scrive oggi il Corriere sul suo giornale, rende più comprensibile ma ovviamente non accettabile, i fatti della scorsa domenica  avvenuti lungo l’autostrada A1 all’altezza dell’area di servizio Badia al Pino.

Scontri tra tifosi, il patto degli ultras napoletani
Scontri tra tifosi: il patto con gli ultras del Napoli, foto Ansa

Ultras del Napoli e della Roma, si incontrano e si scontrano. La cronaca di questi giorni ha raccontato quasi tutto quello che era possibile descrivere, fino ad arrivare agli arresti, alle identificazioni ai processi per direttissima. Ora col Corriere si fa un passo indietro e si vanno ad indagare le motivazioni recondite dietro a quegli attimi di follia e inciviltà.

Si scrive infatti sul noto quotidiano che contro i tifosi della Roma, gli ultras partenopei hanno ingaggiato una vera e propria missione che affonda le sue radici nella morte di Ciro Esposito, avvenuta nel 2014. Da quel momento nulla è stato più uguale. Da quella morte nacque il progetto della vendetta che sarebbe stato siglato anche tramite accordi con le curve di supporters di buona parte di club europei. Un patto sfociato in ossessione cinica che venne per altro reso di dominio pubblico: durante una partita a Napoli venne esposto uno striscione “Ogni parola è vana, se occasione ci sarà non avremo pietà”Parole eloquenti alle quali seguirono i fatti.

Scontri tra ultras:  il patto della vendetta per la morte di Ciro Esposito

Primo banco di prova per mettere in atto la vendetta dei tifosi napoletani: il 22 novembre successivo all’esposizione dello striscione, 200 tifosi dell’Atalanta cercarono di assaltare il bus degli ultras giallorossi. 9 Persone vennero arrestate. A Napoli dopo gli arresti dei bergamaschi comparve un’altra scritta “Fuori Bergamo dalle galere”. Allo stadio di Napoli venne avviata una raccolta di soldi per pagare le spese legali dei supporters “amici” che avevano tentato di assalire i “nemici” della Roma. “Se si picchia un romanista nessuno viene lasciato solo”. Una legge non scritta, ma divenuta consuetudine. Chiunque avesse appoggiato la causa partenopea sarebbe divenuto amico del club azzurro.

Scontri tra tifosi, il patto degli Ultras partenopei. Foto Ansa
Scontri Ultras, il patto dei tifosi napoletani. Foto Ansa

E negli stadi di mezza Europa da quel momento i tifosi giallorossi hanno avuto vita dura. Con l’arrivo della tessera del tifoso poi, i sostenitori del Napoli per motivi di ordine pubblico e sicurezza, sono stati banditi e non hanno potuto prendere parte a trasferte. Poi la svolta del 1 agosto 2016: la Curva A, quella che fu di Gennaro De Tommaso, conosciuto come Genny la Carogna,  decise di sottoscrivere in massa la tessera del tifoso. Si poteva tornare a “viaggiare”. Secondo quanto scrive il Corriere da quel momento accadde questo,  i tifosi cominciarono ad adottare una maniera di muoversi e vestirsi: felpa con cappuccio, tutto rigorosamente nero; bandiere rinforzate nel manico; scarpe scavate per nascondere fumogeni; mai una sciarpa o qualcosa che li possa far riconoscere.

Tifosi del Napoli: quei codici stabiliti per riconoscersi in trasferta

Per spostarsi durante le trasferte si affittano van per non essere identificabili immediatamente; gli autogrill sono mappati; prima di iniziare il viaggio si studiano i codici per riconoscersi: gomiti fuori dal finestrino, piuttosto che la luce della macchina accesa per tutto il percorso; tappo della benzina aperto o zaini sul cruscotto. Segni piccoli, ma riconducibili alla medesima appartenenza. Quella di chi vuole e deve vendicare.