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Sport

Pelè, un ultimo saluto da re: il retroscena sulla sepoltura è da brivido

Published by
Andrea Desideri

Pelè, un ultimo saluto da re. Il campione, dopo la veglia funebre, si appresta a fare il suo ultimo viaggio: il retroscena sulla sepoltura.

Edson Antes il sorriso non l’ha mai perso, starà sorridendo anche stavolta che dovrà attraversare le strade della sua patria per un ultimo – incredibile – giro d’onore. Dopo la veglia funebre dei giorni scorsi, ‘O Rei esce dallo stadio del Santos e si appresta ad andare presso il cimitero dove sarà sepolto per sempre. L’eternità è relativa, in quanto i fan l’hanno già vissuta vedendolo giocare.

Pelè, la scelta per il funerale (ANSA)

Azioni che resteranno immutate e immortali, ma anche nella memoria dei più come capisaldi di una cultura – sportiva e non – senza tempo. Pensava a tutto Pelè, anche a dove riposare. Una scelta fatta nel 2003, quella di andare nel Cimitero Memoriale della Necropoli Ecumenica di Santos. Viaggio che gli ha aperto gli occhi pensando che fosse il posto giusto per quando quegli occhi avrebbe dovuto chiuderli: quel momento è giunto. La particolarità di questo luogo è proprio l’essere un cimitero atipico. Strutturato in forma verticale, su piani diversi: contiene ben 14mila tombe.

Pelè, l’ultima dimora del campione: tutto pronto per la sepoltura

La sepoltura di ‘O Rei è da brividi (ANSA)

La sua è speciale: un luogo che lo ricorda in tutto e per tutto, persino l’erba sintetica ad accompagnare il trapasso. Quasi fosse il giro d’onore all'(ultimo) stadio. Tutto pronto per scrivere ulteriormente la storia. Al saluto definitivo c’erano tutti: persino il Presidente Lula, specchio di un Brasile nuovo che guarda, però, al passato con fiducia. Poi Cafù, Ronaldinho, Romario. Tanti altri che hanno voluto rendere omaggio alla leggenda. Accompagnarlo quasi per mano in quest’ultima traversata.

Non c’è un giorno in cui Pelè non abbia ringraziato Dio per la vita che ha vissuto: ora a quel Dio si ricongiunge, perché anche gli angeli giocano a pallone. ‘O Rei, in tal senso, può ancora dire qualcosa. Solo che stavolta basterà un battito d’ali o un soffio di vento per capire che lui c’è ancora, fra le lacrime della gente e gli abbracci di talento. I suoi “eredi” – semmai ce ne fossero dal punto di vista professionale – lo cercheranno sul campo, guardando al cielo, per l’ispirazione della giocata decisiva che sarà – malgrado tutto – ancora la sua.

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