Criptovalute, la nuova frontiera della macroeconomia doveva cambiare il mercato globale: il risultato è stato un flop inatteso, gli scenari.
Criptovalute, il 2023 sarà l’anno definitivo per capire – una volta per tutte – con cosa abbiamo a che fare. La nuova merce di scambio commerciale, nel libero mercato globale, circola da un po’ di anni. Quello che manca, perlomeno in Italia, riflesso dell’inflazione generalizzata post pandemica, è la stabilità: ovvero cercare di capire se la criptovaluta è affidabile o meno. Come qualunque tipo di moneta, cresce o crolla in base agli equilibri di mercato.
Gli interrogativi maggiori, tuttavia, derivano da altro. La regolamentazione attorno a questo terreno, che porta direttamente al terziario avanzato e oltre, suggerisce qualche riflessione in più: è davvero terra vergine? Gli investimenti sono possibili con meno controllo e relativa tassazione. Questa libertà, tuttavia, si paga in termini di rischio: il “vuoto legislativo”, che ancora vige in tal senso, espone a rischi di altro genere. Il cambio di valuta, in primis, non evita gli scivoloni.
Tradotto: se si sbaglia ad investire, su una moneta che successivamente si rivela fallimentare, la Rete non tutela ma affonda. Il tonfo – per intenderci – sarà più forte poiché le attenuanti di un certo tipo di Giurisprudenza fiscale vengono meno. C’è poi la questione interna fra domanda e offerta: le Criptovalute sono davvero alla portata di tutti? Se all’inizio – complice anche la tendenza del momento – vigeva una grande curiosità, attualmente l’entusiasmo attorno a questo universo si è spento.
L’idea di mercato elitario non piace agli utenti che, seppur ingolositi dall’avere meno vincoli, anche grazie al contributo del metaverso, restano scettici riguardo al mercato. Se diminuiscono i compratori e, quindi, c’è una flessione dell’interesse, a chi vendono? Il timore è quello di ritrovarsi in una “cattedrale nel deserto”. Molto rumore per nulla. Finché le Criptovalute alimenteranno divisioni sulla gestione e il mantenimento, il mercato di riferimento sarà sempre frammentato: la finanza – per sua indole – vive di folate, ipotizzare il trading e anticipare movimenti tuttavia diventa davvero difficile senza assestamento.
In definitiva: tutti vogliono giocare, ma (quasi) nessuno sa le regole. Definire un codice unitario, che potrebbe sfociare in principi condivisi, potrebbe essere l’obiettivo del 2023. Sempre più un anno da dentro o fuori.
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