A Catania la situazione è ancora bloccata. Le due navi umaniratie SoS Humanity1 e Geo Barents hanno potuto sbarcare solo una parte dei migranti. Ma non tutti. Ed entrambi i capitani hanno rifiutato di lasciare il porto prima di aver sbarcato tutti i naufraghi. A Free.it Riccardo Gatti, responsabile delle operazioni di MSF a bordo della nave Ong Geo Barents.
La situazione a bordo diventa sempre più difficile. Sul ponte della Geo Barents, la nave umanitaria di MSF sono in 215. Stanchi, in condizioni fisiche non buone e terrorizzati dall’idea di non poter toccare terra. C’è molta confusione in queste ore e il team di soccorritore sta facendo di tutto per gestire al meglio le cose. Intanto, il team legale sta valutando come poter sbloccare l’impasse.
Com’è la situazione a bordo?
“Dopo lo stop dello sbarco di ieri, adesso a bordo della Geo Barents ci sono 214 persone, delle 215 cui ieri non è stato permesso di sbarcare. Uno dei migranti che è rimasto, questa notte ha avuto bisogno di una evacuazione medica d’emergenza. Tra i restanti naufraghi, alcuni hanno avuto attacchi di panico mentre ci sono infezioni cutanee abbastanza importanti.
Perciò, la situazione a livello medico/psicologico è ancora aperta. Così come è ancora aperta l’operazione di soccorso che deve concludersi con lo sbarco di tutti i migranti. Questo sbarco non è avvenuto e per questo l’operazione della Geo Barents è da considerarsi non conclusa, come prevedono le norme internazionali e gli obblighi di leggi”.
Come pensate di procedere?
“Adesso stiamo rivalutando la situazione medica a bordo e vediamo come andare avanti, sia a livello di organizzazione sulla nave sia dal punto di vista legale. Anche perché abbiamo ricevuto formalmente il decreto interministeriale emesso qualche giorno fa. Il nostro team legale sta lavorando per riscontrare l’illegalità delle azioni compiute finora dalle autorità italiane. E sta valutando come procedere, per rispondere alla situazione in cui ci ritroviamo”.
Cosa dicono i migranti che sono rimasti a bordo?
“Sono a pezzi, fisicamente e mentalmente, hanno bisogno di scendere. Per di più, temono di essere rimandati indietro. Ormai sono 12 giorni che queste persone sono a bordo. Sono uomini soccorsi dopo sofferenze indicibili in Libia. E a cui stiamo dando le migliori cure possibili, nonostante le difficoltà e le limitazioni. Il prolungamento dei tempi aumenta giorno dopo giorno il grado sofferenze di queste persone che non meritano di subire tutto questo. La situazione a bordo è davvero critica, mi auguro che facciano sbarcare queste persone il prima possibile”.
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