La propaganda russa continua ad accusare Kiev di essere pronta a far esplodere una “bomba sporca” contro l’esercito di Mosca in territorio ucraino. Una escalation di violenza ulteriore che aleggia sul conflitto.
Un ordigno che potrebbe portare a un escalation ancora peggiore nella guerra tra Russia e Ucraina. Ma cosa è una “bomba sporca“? Non è la prima volta che se ne parla.
Mosca continua a insistere, sostenendo che Kiev starebbe progettando una “dirty bomb”. L’Ucraina però nega a gran voce affermando che solo la Russia, afferma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sarebbe capace di un simile piano diabolico. In una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri francese, britannico e americano affermano, inoltre, che non si faranno “ingannare” dalle “accuse palesemente false della Russia“.
La convinzione espressa dall’Ucraina e dagli alleati occidentali è che quella russa sia solo propaganda in un momento in cui le truppe di Mosca sono in difficoltà sul terreno, in particolare nella regione meridionale di Kherson, dove Kiev afferma di avere riconquistato più di 90 località.
Tutti, quindi, parlando di bomba sporca. Ma di cosa si tratta? E come verrebbe usata in caso di lancio?
La “dirty bomb” è un mix di esplosivo e materiale radioattivo, la sua capacità distruttiva è limitata mentre i rischi di utilizzo molto alti. Così viene definita una bomba sporca. Ad oggi l’unica bomba sporca mai creata di cui si abbia notizia è quella interrata nel parco Izmaylovsky di Mosca da un gruppo separatista ceceno nel 1995. ‘Caricata’ con del cesio-137 rimase inesplosa.
In parole povere, una bomba sporca esplode e rilascia nell’aria una certa quantità di materiale radioattivo senza innescare alcuna reazione atomica. I rischi si riducono all’impatto devastante dell’esplosione, mentre i danni collegati alla radioattività molto limitati e circoscritti.
Gli esperti avvertono che per causare un impatto simile al disastro nucleare di Chernobyl – per fare un esempio – occorrerebbe una grande quantità di materiale radioattivo, difficilmente trasportabile perché lascerebbe una scia di morte al suo passaggio, anche tra le fila di chi volesse usare un ordigno simile. Si tratta quindi più di un’arma psicologica, capace di terrorizzare la popolazione e mandare in tilt il sistema economico e sanitario, che di un’arma di distruzione.
L’Agenzia atomica internazionale ammonisce tuttavia che gli isotopi radioattivi utili per creare l’ordigno, tra i quali il cobalto 60, lo stronzio 90, l’iridio-192 e appunto il cesio-137, usati a scopi pacifici in medicina e in decine di altri campi, sono reperibili in tutto il pianeta, e che in 100 Paesi c’è un controllo inadeguato. Realtà su cui al Qaeda e Isis hanno messo gli occhi da tempo.
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