28.2 C
Rome
Home Cronaca Proteste, scioperi e profitti: arrestati 6 sindacalisti Si Cobas e Usb |...

Proteste, scioperi e profitti: arrestati 6 sindacalisti Si Cobas e Usb | Le accuse sono gravi

I sindacalisti devono rispondere per associazione a delinquere. Ai domiciliari sono finiti il coordinatore nazionale del Si Cobas Aldo Milani e tre dirigenti del sindacato piacentino: Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini e Bruno Scagnelli. Arrestati anche due appartenenti all’Unione Sindacale di Base, altri due sottoposti a diverse misure cautelari.

Soldi in cambio di accordi con gli imprenditori. Anche quelli della logistica della provincvia di Piacenza, contro i quali si sono a lungo battuti. È questa, in sintesi, la grave condotta ipotizzata dalla Procuratore di Piacenza a carico di 6 sindacalisti delle sigle Sì Cobas e Usb. Da questa mattina sono finiti agli arresti domiciliari o destinatari di altre misure cautelari. Entrambi i sindacati sono molto attivi nel settore della logistica, che nel piacentino conta molti addetti.

Cobas Free.it 1280
Una manifestazione del sindacato Sì Cobas.

Associazione a delinquereviolenza privataresistenza a pubblico ufficialesabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Sono queste le gravi accuse  delle quali devono rispondere i 6 sindacalisti arrestati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Piacenza. 

In particolare, agli arresti domiciliari sono finiti Aldo Milani, il coordinatore nazionale del sindacato autonomo Si Cobas, insieme ad altri tre dirigenti della sigla piacentina. Si tratta di Mohamed ArafatCarlo Pallavicini e Bruno Scagnelli. Sono stati  anche arrestati anche due sindacalisti dell’Usb e altri due sottoposti a obbligo di firma e divieto di dimora. Le accuse sono legate agli scioperi della logistica tra il 2014 e il 2021. 

Le accuse ai sindacalisti arrestati

Da quanto è emerso dalle indagini, dietro lo ‘schermo’ delle sigle sindacali, gli indagati avrebbero “dato vita a due distinte associazioni per delinquere finalizzate ad introitare i proventi derivanti dalle sostanziose conciliazioni lavorative e dal tesseramento dei lavoratori” dopo “conflitti che venivano artificiosamente creati” con i datori di lavoro.

Dietro i “numerosissimi picchettaggi” e “azioni di protesta apparentemente rivolte alla tutela dei diritti dei lavoratori” ci sarebbero dunque state inveceazioni delittuose”, destinate ad  “aumentare sia il conflitto con la parte datoriale sia tra le opposte sigle sindacali”. L’obiettivo era semplice, per i pm piacentini: “aumentare il peso specifico dei rappresentanti sindacali all’interno del settore della logistica”. 

manifestazione Cobas Free.it 1280
Lavoratori in manifestazione nel Piacentino.

I sindacalisti, inoltre, volevano “ottenere vantaggi che esulavano dai diritti sindacali apparentemente tutelati”. I soldi ricavati, secondo l’accusa, “servivano inoltre ai vertici dell’organizzazione, oltre che per un diretto guadagno personale” dei delegati finiti sotto la lente della Procura. Per due di loro, i piacentini Mohamed Arafat e Carlo Pallavacini, si tratta del secondo arresto in poco più di un anno.  Erano già finiti ai domiciliari nel marzo 2021 a seguito della vertenza contro la chiusura del magazzino della multinazionale americana FedEx a Piacenza. Le accuse erano di invasione di edifici, violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale per aver impedito l’ingresso e l’uscita di automezzi e merci all’interno dell’Hub e per gli scontri con le forze dell’ordine. Arresti poi revocati dal tribunale del Riesame.

Non sovrapporre organizzazioni e sindacalisti arrestati

Le singole multinazionali o i datori di lavoro per la Procura di Piacenza erano “sottoposti ad una condizione di esasperazione” che “li costringeva ad accettare le richieste economiche che gli venivano fatte”. I magistrati hanno sottolineato “la non sovrapponibilità tra le associazioni per delinquere formate dagli indagati e le sigle sindacali” evidenziando “la liceità di queste ultime organizzazioni votate alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori, diversamente dagli indagati, che si sono avvalsi delle loro posizioni all’interno dei sindacati” per “perseguire finalità di carattere strettamente personale, non esitando a mettere in pericolo l’incolumità” degli iscritti “in proteste sempre più estreme, sfruttando anche mediaticamente le loro vicende giudiziarie, per perseguire obiettivi di potere ed arricchimento”.

La mobilitazione del Sì Cobas e Usb

I sindacati ne hanno indetto una “mobilitazione con effetto immediato dentro e fuori ai luoghi di lavoro”,  come fanno sapere con una nota. “Le accuse – riferisce il sindacato Si Cobas – sono di associazione a delinquere per violenza privata, resistenza a pubblico ufficiale, sabotaggio e interruzione di pubblico servizio. Tale castello accusatorio sarebbe scaturito dagli scioperi condotti nei magazzini della logistica di Piacenza dal 2014 al 2021: secondo la procura tali scioperi sarebbero stati attuati con motivazioni pretestuose e con intenti ‘estorsivì, al fine di ottenere per i lavoratori condizioni di miglior favore rispetto a quanto previsto dal contratto nazionale”.

L’Usb, invece, ha proclamato lo sciopero generale della logistica a partire dal turno di notte odierno e per 24 ore. Il sindacato in una nota sostiene di essere “nel mirino del Ministero degli Interni e delle Procure di mezz’Italia ormai da troppo tempo. È quindi evidente il tentativo, questo sì criminale, di cercare di impedire che nei magazzini della logistica, nei luoghi della produzione e della commercializzazione delle merci cresca e si rafforzi il sindacato di classe, conflittuale, che non cede di un millimetro sui diritti dei lavoratori”, afferma l’Usb. Proteste che sono state organizzate da Milano a Pavia, fino a Cremona.