Boris Johnson rassegna le dimissioni. Il Primo Ministro britannico lascia dopo la fuga delle ultime ore di 53 membri del Governo. Si apre la lunga crisi a Downing Street.
24 luglio 2019 – 7 luglio 2022. Arriva al capolinea l’esperienza dell’ormai ex Primo Ministro Boris Johnson alla guida del Governo britannico. Ultime ore da incubo: si arrende dopo essere stato messo alle strette dalla caterva di dimissioni e dai dei contraccolpi dello scandalo Pincher.
Avrebbe voluto rimanere a galla almeno fino al voto in aula a Westminster, ma col passare delle ore ha preso consapevolezza che non ci fossero più i margini. Abbandonato da tutti, anche dai suoi. E quando si supera quota 50 (addirittura il nuovo cancelliere dello Scacchiere Nadhim Zahawi, nominato appena due giorni fa, ha spinto per il suo addio) l’unica cosa da fare è prendere “armi e bagagli” e togliere il disturbo.
Johnson avrebbe accettato di dimettersi a due condizioni: che il nuovo leader Tory sia al suo posto entro la conferenza del partito e di rimanere in carica fino a quel momento. Stando a quanto riferito dalla BBC il prossimo Primo Ministro dovrebbe essere eletto in autunno.
E ora che succede? Le elezioni interne per la scelta di un nuovo leader Tory dovrebbero essere convocate in estate. Il vincitore potrebbe essere annunciato nelle prossime settimane e subentrare in automatico a Johnson anche alla guida del Governo britannico.
Ha tentato di resistere fino alla fine. Ieri nel Question Time alla Camera dei Comuni Johnson aveva risposto ai feroci attacchi del leader laburista Keir Starmer e diversi altri oppositori, ribadendo di non voler mollare per permettere al suo Governo di “attuare il programma”.
Alla domanda sulle circostanze che avrebbero potuto convincerlo a dimettersi ha risposto chiamando in causa la guerra in Ucraina: “Chiaramente lo farei se ci fossero circostanze nelle quali sentissi che è impossibile per il governo andare avanti per assolvere il mandato. O se sentissi che non siamo in grado di andare avanti sulla politica sull’Ucraina”, ha ribadito. “Ma francamente il compito di un Premier in circostanze difficile è portare avanti il mandato che gli è stato dato”, ha aggiunto. E invece no, meno di 24 ore dopo è arrivata la resa.
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