Mascherina obbligatoria, differenza tra lavoro privato e pubblico | Perché la misura fa discutere

La mascherina resterà obbligatoria per alcuni lavoratori. La differenza nell’uso della protezione facciale anti-Covid tra settore pubblico e privato fa discutere e alza polemiche. Ecco perché la misura viene contestata

Con le nuove regole sull’impiego della mascherina nei posti di lavoro la differenza d’utilizzo tra i lavoratori privati e i pubblici è tanta.

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Mascherine obbligatorie, le differenze tra lavoro pubblico e privato (Pixabay)

Così, il ministero della Pubblica amministrazione, con l’ultima circolare emanata venerdì scorso, ha chiarito che dall’1 maggio l’uso delle FFP2 negli uffici pubblici “è raccomandato per il personale a contatto con il pubblico sprovvisto di idonee barriere protettive. Per chi è in fila a mensa o in altri spazi comuni. Per chi condivide la stanza con personale fragile, negli ascensori e nei casi in cui gli spazi non possano escludere affollamenti”. Mentre, è totalmente diversa la situazione nel settore privato.

Questa discrepanza d’uso ha fatto sì che si creassero diverse polemiche nonché domande lecite tra i lavoratori che saranno costretti ad utilizzarla. Perché, quindi, alcuni dipendenti dovranno obbligatoriamente usare la mascherina e altri, invece, no?

Mascherina obbligatoria, la differenza d’utilizzo tra lavoro pubblico e privato fa discutere

Sorge una netta differenza tra lavoratori pubblici e privati dopo che la nuova misura che prevede l’abolizione all’uso della mascherina dal 1° maggio è diventata attiva.

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Mascherine obbligatorie, quali sono le differenze tra lavoro pubblico e privato (pixabay)

Per molti lavoratori del settore privato indossare la mascherina rimarrà, invece, un obbligato. Infatti, proprio i dipendenti privati saranno tenuti a utilizzarle anche quando non sarà possibile rispettare la distanza di sicurezza.

In pratica, in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro siano essi al chiuso che all’aperto. Ma questo vale anche quando sono impiegati al pubblico.

La decisione presa dal ministero del Lavoro e della Salute e l’Inail in merito ha, dunque, confermato fino al 15 giugno prossimo il “protocollo sulle misure di contrasto e contenimento della diffusione del Covid negli ambienti di lavoro“.

Come riportato anche da Repubblica, il segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini, ha spiegato che:

L’aggiornamento dei protocolli avverrà a metà giugno con i ministeri del Lavoro, della Sanità, dello Sviluppo economico, l’Inail e le parti sociali, perché alcuni punti sono obsoleti, come la misurazione della temperatura e gli accessi dedicati. Decideremo fino a quando mantenere gli strumenti previsti. I protocolli sono stati in grado di garantire il lavoro e la sicurezza dei lavoratori. Oggi abbiamo confermato l’importanza dell’utilizzo della mascherina dove c’è una presenza promiscua”.

Ma in questo modo va a crearsi quella “sottile” differenza con il lavoro pubblico, nel quale la suddetta mascherina non è obbligatoria, bensì solo raccomandata.