Liliana Resinovich, svolta sul Dna: scagiona 3 persone | Nuove ipotesi sulla morte

Per la morte di Liliana Resinovich ancora non si ha un colpevole: il DNA analizzato sui due sacchetti di nylon scagiona i 3 indagati. Si aprono nuove ipotesi sul giallo della donna triestina

Le prove del DNA analizzato dagli inquirenti scagionano tre persone dall’ipotetica accusa di omicidio nel caso di Liliana Resinovich. Quel sangue non appartiene al marito, così come non è dell’amico e neanche del vicino di casa.

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Sebastiano Visintin, marito di Liliana Resinovich, il dna scagiona 3 persone (Ansa)

L’analisi scientifica della traccia biologica maschile trovata sul cordino che chiudeva i due sacchetti di nylon nei quali era infilata la testa della vittima ha dato esito negativo. Dai risultati emersi sono così esclusi come indagati i tre uomini vicini a Liliana.

Liliana Resinovich | L’esito del DNA scagiona 3 persone indagate: si aprono nuove ipotesi sulla morte

Scomparsa da casa il 14 dicembre 2021 e ritrovata senza vita il 5 gennaio nel vicino boschetto dell’ex ospedale psichiatrico triestino, il caso di Liliana Resinovich rimane ancora avvolto nel mistero e senza un colpevole.

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Liliana Resinovich, nuove ipotesi sulla morte della donna, il dna scagiona 3 persone (Ansa)

Il corpo della donna 63enne era stato rinvenuto in posizione fetale all’interno di due sacchi neri della spazzatura. Proprio dalle due buste di plastica che la scientifica ha rinvenuto tracce di sangue. Dalle analisi effettuate i 3 DNA degli indagati – marito della vittima, vicino di casa e un amico – sono stati scagionati.

Il primo ad essere stato sottoposto all’esame del DNA, Sebastiano Visintin, un fotoreporter in pensione marito di Liliana, sospettato sin da subito della morte della moglie triestina.

Il secondo DNA analizzato appartiene all’amico del cuore della donna, l’ex maratoneta Claudio Sterpin, che aveva ripreso a frequentare Liliana poco tempo prima della sua scomparsa, a quarant’anni dalla conoscenza.

L’ultimo sospettato (ora scagionato da ogni accusa) è il vicino di casa, Salvatore Nasti. Carabiniere in pensione che frequentava la coppia di coniugi insieme alla moglie.

Le nuove “vecchie” ipotesi sul giallo della morte di Liliana

A lanciare i primi sospetti sul marito di Liliana fu proprio il vicino di casa di Liliana Resinovich, il carabiniere Nasti.

Durante un’intervista ha spiegato la stranezza di Sebastiano Visintin sulla scomparsa della moglie. “Il marito – spiega Nasti – ha esitato a denunciare la scomparsa della moglie”. 

Ma è sempre l’ex carabiniere che aveva indicato nelle prime fasi di ricerca del cadavere il boschetto dell’ex ospedale psichiatrico come luogo dove cercare il corpo di Liliana.

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Al di là delle accuse avanzate, i tre uomini non hanno mai toccato quel cordino che avrebbe portato al soffocamento di Liliana e alla successiva morte. Questo è quanto confermato dalla Scientifica. Gli investigatori sono sempre più convinti che la morte di Liliana Resinovich sarebbe da ricercare in un’evoluzione dei fatti più banale, il suicidio.