Abramovich, non solo il Chelsea. L’oligarca russo è inghiottito dalle sanzioni di Boris Johnson: problemi con la casa a Londra.
Abramovich, di male in peggio. Il noto magnate russo è nel mirino di Boris Johnson e del Regno Unito: colpa dei suoi rapporti con Putin. La vicinanza con il leader del Cremlino in pieno conflitto ucraino gli sta dando non pochi problemi: la Gran Bretagna, infatti, ha garantito ampie sanzioni a chi avesse dimostrato il pieno coinvolgimento nell’iniziativa bellica portata avanti dalla Russia. Abramovich ha provato a smarcarsi dai legami con Vladimir Putin ma non ci è riuscito: l’uomo è stato visto anche ai negoziati per la fine del conflitto.
Questo è bastato a Boris Johnson per applicare il “pugno di ferro”: Primo Ministro britannico che si adegua alla linea. Pesanti sanzioni e confisca dei beni per l’ex Patron del Chelsea, che poi anche il suffisso ex resta una parola grossa. Anzi, una vera e propria utopia, dal momento che la compravendita della società sembra essere fallita: le trattative con il magnate turco Bayrak – l’acquirente che sembrava essere più interessato a comprare – sono a un punto morto.
I Blues, a causa delle sanzioni, non possono fare mercato: giocano, ma non è consentito sfruttare i guadagni del merchandising, dei biglietti, né tantomeno intavolare trattative per la cessione. Lo scenario non è dei migliori. Tuttavia per Abramovich questo non è il problema più serio: anche se sembra difficile da credere, l’oligarca russo ha altre grane da risolvere in fretta.
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Il problema è la sua residenza londinese, anche quella nel mirino dei controlli, una villa da 10.000 sterline di affitto demaniale che il magnate deve dare alla Regina Elisabetta. I suoi beni, però, sono congelati. Così come gelido è il clima – più di quanto già non sia – che potrebbe venire a crearsi se non salda i conti.
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Secondo il Wall Street Journal, se continua così, l’affarista rischia di perdere un altro importante asset sul suolo britannico perchè la casa è sua (valore di mercato 107 milioni di sterline) ma il suolo resta in affitto e va pagato. Una matassa da sbrogliare ancor prima di capire che fine possa fare il Chelsea.
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