Dopo i casi di molestie sessuali a Milano e Roma la notte del 31 dicembre, si torna a discutere dell’aggressività dei giovani e del pericolo che la generazione Z corre perché abbandonata a sé stessa, soprattutto in questo periodo di pandemia. In ESCLUSIVA al quotidiano online Free.it, l’analisi di Roberta Brivio, psicoterapeuta della SIPEM SOS, la Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza.
I casi di molestie sessuali e tentativi di stupro, avvenuti a Milano e Roma la notte di Capodanno, hanno riportato all’attenzione un tema cruciale ma di cui poco di discute: la violenza e l’aggressività tra i ragazzi. Ci si interroga sul disagio culturale e sociale e ci si chiede se sia un fenomeno nuovo, oppure no. In ESCLUSIVA al quotidiano online Free.it, l’analisi di Roberta Brivio, psicoterapeuta della SIPEM SOS, la Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza.
E’ una novità questo comportamento tra i ragazzi?
“Questo tipo di violenze ci sono sempre state, solo che adesso emergono. Noi donne non stiamo più zitte. Infatti queste ragazze hanno denunciato e hanno raccontato tutto. E questa è una novità. Fino a pochi anni fa, si veniva toccate in autobus, al pub e in altre situazioni. E noi donne lo si viveva con un senso di colpa e non lo si raccontava a nessuno. Come se fosse stata in parte colpa nostra. Ora la sensibilità è cambiata, per fortuna. Anche le ragazze più giovani hanno consapevolezza, sono auto-determinate e denunciano”.
Perché i ragazzi della così detta generazione zeta sono aggressivi e hanno comportamenti criminosi?
“Per quanto riguarda l’aggressività del branco, anche in questo caso c’è sempre stata, non è una novità. Solo che, mai come in questo periodo, i ragazzi si sentono impotenti di fronte alle situazioni che stiamo vivendo. Il Covid, la disoccupazione, le difficoltà, la dad. Invece di esprimere il dolore, la tristezza sfogano sulla violenza, sull’apparenza, sulle pose da bullo. Io sono forte, sono figo, mi faccio ammirare dagli amici facendo questo genere di azioni“.
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C’è stato un in incremento dell’aggressività tra i ragazzi, dal suo punto di vista?
“Sicuramente è più evidente, più mostrata, più esibita per sentirsi forte e non impotenti. Di fronte a qualcosa che li spaventa inconsciamente, tirano fuori la rabbia e assumono atteggiamenti da bulli, che picchiano, palpano, stuprano, rapinano. Pertanto è necessario intervenire, aprendo un dialogo con questi ragazzi, insegnandogli a esprimere sentimenti e paure. A essere sé stessi”.
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