Zerocalcare attacca i giornalisti dopo l’uscita della serie: il fumettista ci tiene a mettere le cose in chiaro con un post.
Zerocalcare ormai è un cult della cinematografia oltre che del fumetto: la sua serie d’animazione su Netflix è un successo. Consensi da ogni parte, pubblico e critica schierati verso un sì unanime che pone Michele Rech nella posizione di riferimento socio culturale dei nostri tempi.
Il suo – con “Strappare lungo i bordi” – è un ritratto generazionale: la capacità di contestualizzare le fragilità personali e renderle fruibili a tutti è preziosa al punto da rendere ogni frame originale e mai banale. Tuttavia, da grandi poteri – citando un altro capolavoro del fumetto – derivano grandi responsabilità e Zerocalcare inizia a capirlo. Da settimane non si fa altro che parlare del suo lavoro: interviste, approfondimenti, curiosità. Tutto insieme. Al punto da generare qualche incomprensione.
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L’artista, quindi, prova a serrare le fila e lo fa alla sua maniera: disegnando. La vignetta è un attacco ai giornalisti che alterano i titoli per creare consenso e letture. “Mi si accappona la pelle quando leggo “Zerocalcare: ‘Da quando è uscita la serie, la mia vita è invivibile”. Io vivo tranquillo, le disgrazie so’ altre. Sto bene e so’ contento. A leggere certe cose i miei cari si sono preoccupati. Quindi, quando leggete una mia intervista, tenete a mente questo disegno, vi prego”.
In allegato una sua tavola dove tra ironia e profondità spiega un concetto semplice: le dichiarazioni possono essere fraintese. Non come il talento, quello è sotto gli occhi di tutti. Persino dei cronisti.
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