Uno studio di ricerca sul Covid negli USA ha scoperto un’alta percentuale di cervi dalla coda bianca positivi al virus. I risultati degli esperti e quali sono i pericoli.
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista bioRxiv ha analizzato gli animali selvatici che avrebbero contratto dall’essere umano il Covid, per poi diffonderlo nel branco. Secondo la nuova ricerca, condotta in particolare dai ricercatori della Penn State University tra fine novembre 2020 e gennaio 2021, oltre 8 cervi su 10 dalla coda bianca dell’Iowa sono stati testati da un team di ricercatori.
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Attualmente non ci sono prove sul fatto che i cervi dalla coda bianca possano aver infettato a loro volta gli essere umani, così come evidenziato dal New York Times. I risultati della ricerca mostrano però alcune problematiche da non sottovalutare, soprattutto con la diffusione dei contagi da Coronavirus.
Il pericolo è che il virus possa diffondere varianti del Covid, con tutte le conseguenze del caso. Intanto i ricercatori statunitensi, insieme alle autorità dell’Iowa, hanno chiesto ai cacciatori della zona di prendere precauzioni onde evitare di contrarre il Coronavirus. Nella fattispecie dello studio sono stati analizzati i linfonodi di 400 cervi nel periodo aprile 2020-gennaio 2021. I risultati hanno evidenziato come 80 animali su 97, relativi al periodo 23 novembre 2020-10 gennaio 2021, abbiano contratto il Coronavirus.
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Al contempo è stato riscontrato, durante il tracciamento, la presenza di 12 varianti al Covid. In ogni caso, alla luce dei risultati, è stato chiesto un approccio ancor maggiore per comprendere al meglio come si stia evolvendo il Covid anche nel mondo animale.
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