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Cronaca

Eitan Biran, possibile ritorno in Italia per un motivo “sentimentale”: cosa dice la sentenza

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Alessandro Artuso

C’è un aspetto di carattere sentimentale nelle motivazioni della sentenza con cui è stato respinto il ricorso dei nonni del piccolo Eitan Biran. Il bambino è l’unico sopravvissuto della strage del Mottarone.

Eitan Biran è l’unico sopravvissuto della strage del Mottarone (Immagine Rete)

La notizia esclusiva dell’Agi ha evidenziato un aspetto particolare presente nella sentenza dei giudici d’appello di Tel Aviv. I nonni del piccolo avevano chiesto di lasciarlo in Israele, proprio dopo la vicenda della zia Aya che ha fatto da tutrice al piccolo. Secondo la sentenza, il bambino dovrebbe tornare in Italia per “la nostalgia” che la madre manifestava quando la madre era lontana dal Paese.

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Nel frattempo sarebbero in corso ulteriori approfondimenti sul caso del piccolo Eitan, il bimbo sopravvissuto alla strage del Mottarone nella quale hanno perso la vita i suoi genitori insieme ad altre 12 persone. “Dagli atti della causa emerge che l’intenzione dei genitori non era quella di tornare in Israele ma di rimanere in Italia per un periodo indefinito. Eitan è stato istruito in scuole italiane, conosce e parla l’italiano, i parenti dalla parte del padre vivono stabilmente in Italia, ha stretto legami con gli amichetti della sua età“, si legge sull’Agi.

Eitan Biran, la situazione sul possibile trasferimento

La sentenza sul futuro di Eitan Biran e il nonno Shmuel Peleg

Il piccolo è giunto in Israele esclusivamente per fare visita ai familiari, ma non avrebbe mai frequentato una scuola di questo Paese. Il momento è veramente delicato e sarebbe quindi inadeguato chiedere al piccolo dove e con chi voglia stare, così come evidenziato dai giudici. Eitan si trova tra “due rami della sua famiglia dopo essere stato portato via dal suo luogo di residenza abituale mentre riceveva le cure mediche“, si legge nelle motivazioni.

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Ovviamente sul futuro di Eitan Biran si dovranno esprimere anche i giudici italiani, così come richiesto dai magistrati di Tel Aviv. Il ritorno del piccolo in Italia comporterebbe la separazione dai nonni, ma “si tratta comunque di una situazione temporanea perché delle loro pretese terrà conto il tribunale in Italia che discuterà la questione della tutela e dell’affidamento al di fuori della Convenzione dell’Aya e di dove crescerà e vivrà stabilmente“, concludono i giudici.

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