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Eitan Biran, mandato di cattura internazionale per il nonno. La replica: “Speriamo bene”

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Stefano Serrani

Eitan Biran, unico sopravvissuto alla tragedia del Mottarone, era stato rapito dal nonno e portato in Israele. Accusato anche Gabriel Abutubul Alon, l’uomo che guidò l’automobile da Pavia a Lugano.

Caso Eitan, mandato di cattura internazionale per il nonno e l’autista: le accuse

Un mandato di cattura internazionale. Quello emesso dalla Procura di Pavia nei confronti del nonno materno del piccolo, Shmuel Peleg, 63anni, per aver ordito un “piano strategico premeditato”. L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Pavia Pasquale Villani arriva a seguito di articolate indagini che hanno messo in luce i dettagli di un’azione portata avanti con tecniche militari e l’aiuto determinante di un complice. Il secondo accusato è Gabriel Abutubul Alon, 50 anni, l’uomo che guidò la macchina da Pavia a Lugano.

L’11 settembre scorso Shmuel Peleg prelevava il piccolo Eitan dalla casa della zia Aya Biran, alla quale era stato affidato dopo il tragico incidente dello scorso 23 maggio. In cui perse i genitori, il fratellino di 2 anni e 2 bisnonni. Come riportato dal Corriere della Sera, Peleg faceva salire il piccolo su una Golf, nella quale si trovava anche Alon. Il 50enne residente a Cipro lo scorso agosto si era presentato ad un udienza qualificandosi come “legale israeliano” di Shmuel Peleg e della ex moglie Esther Cohen. Alla richiesta di esibizione del tesserino aveva tergiversato, dichiarandosi poi “consulente legale di una società di Tel Aviv. Fu allontanato dall’aula.

Caso Eitan, il viaggio da Pavia alla Svizzera

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Il piccolo Eitan, il nonno Shmuel Peleg e Gabriel Abutubul Alon superavano in auto il confine italo-svizzero di Chiasso, senza ricevere controlli. La vettura veniva fermata dalla Polizia elvetica presso l’Aeroporto Lugano-Agno. Ma anche in questo caso nessun approfondimento. I tre noleggiavano, per 42 mila euro, un Cessna 68o, proveniente da Hannover, della società tedesca Aronwest che decollava alle 15 e arrivava a Tel Aviv tre ore dopo.

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“Il piccolo Eitan ha cercato di abbarbicarsi a quel che rimaneva del suo mondo. La zia tutrice, lo zio, i cuginetti, i piccoli amici di Travacò. È in questo contesto, che Peleg, col determinante apporto di Alon, lo rapisce strappandolo alle relazioni più care e prossime e rassicuranti”, spiega il Gip di Pavia Pasquale Villani.

Tel Aviv, al via domani il processo d’appello

In programma domani, a Tel Aviv, la prima udienza del processo d’appello che stabilirà, in base ai principi contenuti nella Convenzione dell’Aja, se il piccolo Eitan tornerà in Italia. Il Gip Pasquale Villani ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Shmuel Peg, il nonno materno di Eitan. L’accusa è quella di sequestro di persona, sottrazione e trattenimento di minore all’estero nonché inosservanza dolosa di provvedimento del Giudice che aveva nominato la zia paterna Aya tutrice del bambino.

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Attualmente ancora indagata la nonna materna Esther Cohen. La volontà della famiglia della mamma di Eitan è quella di trattenere il piccolo in Israele. Sono due le questioni attorno a cui ruota la battaglia sull’affidamento: il 1 dicembre il Tribunale di Milano deciderà sull’opposizione al provvedimento concesso alla zia. Intanto ieri a Pavia i legali dei nonni materni hanno chiesto la rimozione di Aya Biran dall’incarico di tutrice e la nomina pro-tutore di un avvocato terzo.

Caso Eitan, il portavoce della famiglia Peleg: “Speriamo bene”

Sono ore non facili per la famiglia Peleg, nonni materni e gli zii di Eitan Biran. Do gli eventi giudiziari di questa mattina che hanno coinvolto il nonno Shmuel, il portavoce della famiglia Gadi Solomon ha spiegato in poche parole il momento così all’Adnkronos. “Speriamo che dal processo di appello che prende il via domani a Tel Aviv, arrivino buone notizie sul futuro di Eitan. Sul resto nessun commento” ha concluso.

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