G20, emergenza climatica: quali sono le posizione dei leader

E’ in corso, presso ‘La Nuvola’ di Fuskas all’Eur, il G20 di Roma. Il Gruppo di 20 Nazioni che riunisce i leader degli Stati economicamente più forti. Rappresentano l’80% del Pil mondiale, il 75% del commercio globale ma soprattutto il 75% delle emissioni di gas serra del pianeta.

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G20, la posizione dei vari Stati su questione climatica

Che l’emergenza climatica fosse questione centrale in questo G20 di Roma lo si era capito da tempo. A rimarcare ancora una volta il concetto sono stati gli attivisti del Climate Camp Roma, che questa mattina hanno bloccato, in modo non violento, Via Cristoforo Colombo. La strada che porta a “La Nuvola” di Fuskas, Centro Congressi presso il quale si svolge il summit tra i leader degli Stati economicamente più influenti. “Siamo qui perché i Governi del G20 hanno fallito. Abbiamo deciso di intervenire, di prendere parola ed alzare la voce, perché quanto si sta decidendo, a porte chiuse e senza agende pubbliche, nel vertice conclusivo del G20 è completamente inadeguato rispetto agli scenari catastrofici che vediamo delineati nel presente e nel futuro su questo questo pianeta”, hanno spiegato gli attivisti questa mattina.

Il 30 e il 31 ottobre il G20 di Roma, il 2 novembre la Cop26 a Glasgow. Due occasioni utili per sottolineare la necessità di un impegno condiviso per il raggiungimento delle zero emissioni nette entro il 2050. Un’eventualità remota per i ragazzi di Climate Camp Roma, secondo cui il rischio che il vertice si concluda con l’ennesimo rinvio, fatto di promesse non vincolanti e accordi blandi, è piuttosto alto. “Siamo qui perché è necessario unirsi assieme per sradicare un sistema economico che provoca morte e distruzione. Ovunque nel mondo. Ai G20 diciamo: da Roma a Glasgow, le vostre soluzioni sono il problema, concludono.

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G20, questione ambientale: la posizione di Italia e UE

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Posizione di Italia e UE su questione climatica

L’Italia ha presentato il proprio Nationally Determined Contribution con l’obiettivo di ridurre l’emissione di gas serra del 40% entro il 2030. Allo scopo ha adottato il cosiddetto Pacchetto Clima-Energia per raggiungere il 32% di energie rinnovabili sui consumi totali, sempre entro il 2030, e ridurre i consumi di energia primaria del 32,5%. Il Governo ha stanziato circa 70 miliardi del Pnrr per investimenti in infrastrutture green, mobilità sostenibile ed economia circolare.

Obiettivi chiari anche quelli dell’Unione Europea: riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030 e incremento del 32,5% dell’efficienza energetica. Nel settembre del 2020 la Commissione aveva previsto di portare al 55% la riduzione di emissioni di Gas a effetto serra entro il 2030.

Stati Uniti

L’Amministrazione Biden ha annunciato un Piano di 555 miliardi di dollari di investimenti per fronteggiare l’emergenza climatica: “Il più grande investimento singolo nella storia della nostra economia energetica pulita”, ha dichiarato un portavoce della Casa Bianca. Il Presidente Usa ha garantito che gli Stati Uniti raggiungeranno la neutralità climatica entro il 2050, attraverso la crescita nel settore delle energie rinnovabili, la riqualificazione energetica di quattro milioni di edifici e la promozione della mobilità elettrica.

Cina

Con il Piano quinquennale per l’Economia e lo Sviluppo Sociale il Governo cinese ha assunto, come obiettivo vincolante, il taglio dell’intensità del carbonio del 18%, dal 2020 al 2025. Pechino ha inoltre ribadito di poter raggiungere le neutralità carbonica entro il 2060.

Russia

Vladimir Putin, nelle scorse settimane, ha ribadito che il Cremlino intende raggiungere la neutralità carbonica “non oltre” il 2060. La Russia è attualmente il quarto paese al mondo per emissione di gas serra. Ma il Presidente russo ha precisato che il 45% della produzione energetica proviene da fonti a bassa emissione, come quelle nucleari.