Una strada che cambia latitudine e ritmo. Dalle rive del Mekong alle foreste nuvolose del Centro America, stasera su Rai 3 “Overland” riparte con la sua seconda tappa del trentennale: guida Filippo Tinti, bussola il tempo lungo del viaggio.
Il ritorno di Overland
C’è un suono che chi guarda “Overland” riconosce subito: il rombo pacato dei camion arancioni e poi il silenzio. Stasera la carovana torna su Rai 3 per la seconda puntata del trentennale. Il titolo è semplice e ambizioso: dal Laos alla Costa Rica. Non è un salto di mappa. È una cerniera di senso.
Laos e Costa Rica: due mondi a confronto
I luoghi arrivano prima delle definizioni. In Laos, il Mekong detta legge. Scorre lento e largo, taglia risaie e villaggi, custodisce riti e mercati all’alba. Luang Prabang è patrimonio UNESCO da decenni, e non per caso: templi lignei, artigianato, monaci scalzi che raccolgono il riso. In Costa Rica, la giungla si arrampica sulle nuvole. Oltre il 26% del Paese è area protetta; in molti anni recenti più del 98% dell’elettricità proviene da fonti rinnovabili. Non è solo panorama. È un modello.
Il viaggio di Filippo Tinti
Filippo Tinti tiene insieme queste linee. La sua voce sceglie il dettaglio: una barca di legno che taglia il fiume; una cooperativa di tessili che salva un motivo antico; una finca che coltiva caffè all’ombra per proteggere gli uccelli impollinatori. L’episodio unisce due estremi, ma non li mescola a forza. Li mette in dialogo.
Il cuore del viaggio
A metà viaggio si capisce il punto: il cuore non è l’itinerario, è lo sguardo. “Viaggio” qui significa fermarsi il giusto, ascoltare chi abita i luoghi, prendersi il rischio di essere ospite. È la traccia che “Overland” segue da trent’anni, ora guidata da Filippo Tinti, figlio del creatore Beppe. Passaggio di testimone, sì, ma senza rotture. Cambiano gli occhi, resta il metodo.
Dal Mekong alle foreste nuvolose
La puntata incrocia due modi di fare mondo. Il Laos mostra quanto il semplice basti: una barca, un mercato, un tempio. La Costa Rica mostra quanto l’impegno serva: leggi, parchi, ricerca. Il ponte è il cammino lento. Chi guarda può misurare le distanze, ma soprattutto le somiglianze: il bisogno di futuro, la cura dei gesti quotidiani.
Il senso del trentennale
Un trentennale televisivo non è un museo. È un laboratorio. “Overland” lo dimostra con una regia che non urla e con una geografia che invita alla domanda, non alla risposta. Stasera su Rai Tre torna quello che ci serve: una finestra larga e un passo umano. La collocazione in palinsesto può variare: meglio verificare la guida aggiornata o cercare gli episodi su RaiPlay quando disponibili.
Alla fine resta un’immagine: un parabrezza impolverato, una strada che piega, una radio che fruscia. Davanti, il verde. Dietro, tracce leggere. Dove metteremo il prossimo sguardo, noi che viaggiamo dal divano?
