Caivano, Don Patriciello parla in Senato: “Degrado inevitabile. Meritano la galera” | VIDEO

Don Maurizio Patriciello è partito da Caivano ed è giunto a Palazzo Chigi stamani. L’audizione al Senato per parlare del degrado del quartiere Parco Verde. “Chi ha permesso tutto questo dovrebbe andare in galera”

Don Maurizio Patriciello, parroco della parrocchia San Paolo apostolo “Parco Verde” di Caivano, (Napoli) è appena giunto in Senato dove alle 11 è iniziata l’audizione sul “decreto Caivano”. Sarà ascoltato dalle commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato proprio in merito al provvedimento contro il degrado del quartiere napoletano.

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Caivano, don Maurizio Patriciello oggi al Senato per il decreto Caivano (ansa) free.it

Il decreto in scadenza il 14 novembre, ed ora in esame a Palazzo Madama, prevede oltre alle misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa anche diverse norme rigorose per contrastare i reati commessi da minori. Nell’attesa che Padre Patriciello termini l’incontro in Senato, alcuni commenti lasciati dallo stesso parroco prima dell’audizione di questa mattina.

Don Patriciello, da Caivano al Senato per il degrado del quartiere Parco Verde

In audizione al Senato sul decreto Caivano, padre Maurizio Patriciello ha dichiarato, come riporta stamani anche la Repubblica: “Mi chiedo come sia stato possibile da parte dello Stato permettere che questi quartieri come Parco Verde potessero esistere. Ci vuole poco per rendersi conto che questi quartieri non potevano che produrre questi frutti”.

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Caivano, Parco Verde. Don Patriciello oggi in Senato (ansa) free.it

Poi il parroco di Parco Verde ha aggiunto: “Chi li ha voluti meriterebbe la galera. Ammassare in un solo posto tutte le famiglie povere dei quartieri più poveri e degradati di Napoli dopo il terremoto del 1980 e abbandonarli a se stessi è stata una tragedia immane di cui nessuno può lavarsi le mani adesso, né i vecchi politici né coloro che ne sono gli eredi”.

Intanto, come notizie.com, riporta le prime immagini dell’ingresso questa mattina a Palazzo Chigi di Don Maurizio Patriciello. Al termine dell’incontro, il sacerdote riferisce i suoi pensieri riguardo la situazione a Caivano. I temi da trattare sono tanti, si parla soprattutto dello stupro alle due cuginette di 10 e 12 anni. Come riporta Tgcom24, don Patriciello ha detto: “Non abbiamo un 50enne pedofilo che ha commesso violenza ma un sistema che è andato avanti per mesi, con due bambine molto piccole e sette minorenni che hanno scoperto il sesso in modo molto feroce e in un’età immatura. Dietro c’erano famiglie ‘distratte’ che avevano bisogno di essere aiutate, supportate e indirizzate da servizi sociali che a Caivano non esistono. A Parco Verde non ho mai visto un vigile urbano”.

Le parole di Don Patriciello

E’ un fiume in piena Don Maurizio Patriciello e ai cronisti appostati davanti Palazzo Chigi fa sapere il suo pensiero in merito la situazione dolorosa e devastante del quartiere di Caivano: “Ci vuole poco per rendersi conto che questi quartieri non potevano che produrre questi frutti, droga, criminalità. Chi li ha voluti meriterebbe la galera”.

Poi il parroco di Parco Verde continua: “Questi quartieri così poveri e così degradati sono un ottimo serbatoio di voti. Voti che poi si contano e pesano, e prima o poi ti presentano il conto”. Poi Don Maurizio, come riporta Tgcom24 ricorda un fatto relativo alla Terra dei fuochi, l’area campana con un’alta percentuale di casi di tumori tra gli abitanti per la presenza di sostanze tossiche.

“Un giorno mi sono buttato in ginocchio pure davanti a Carmine Schiavone, il cassiere dei Casalesi, perché dovevo capire bene cosa succedeva. Non ce la facevo più a benedire bare bianche, di bambini morti di leucemia e di cancro. Un camorrista che non avrei voluto vedere mai in vita mia, ma mi sono detto se può aiutarmi farò anche questo. Il problema della Terra dei fuochi è un dramma che stava là da anni, poi è venuto a galla, ma se abbiamo una legge sui reati ambientali lo dobbiamo alla nostra sofferenza, se fosse stato per il Parlamento italiano saremmo ancora senza una legge. Una legge che Confindustria non voleva”.

 

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