Pensione anticipata: resta un rebus per i contribuenti che, anche con la nuova Legge di Bilancio, si chiedono cosa sia meglio per il futuro.
Pensione anticipata, l’opportunità che fa gola a molti ma a che prezzo? La domanda è lecita dato che anticipare il congedo pensionistico implica qualcosa in termini di remunerazione. C’è infatti il rischio di finire con la minima. Dipende tutto dalla situazione contributiva: la possibilità dei conteggi è a portata di mano, basta andare nei CAF (Centri Assistenza Fiscale) o Patronati, ma una volta chiarita la situazione occorre capire quanto effettivamente cambia il panorama remunerativo.
È diverso per ciascuno, in funzione delle nuove regole e soprattutto degli scaloni che cambiano sempre più. Senza garantire davvero quello che emerge dalle premesse. Questa sperequazione dipende da aspetti ignoti ai più che sono chiari solamente nel momento in cui se ne viene a conoscenza, per questo l’importanza di un consulente non è mai da mettere in secondo piano.
È possibile andare in pensione anticipata una volta raggiunti certi standard: nello specifico 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, 42 anni e 10 mesi per gli uomini. Questo vale fino al 31 dicembre 2026. Poi aumenterà tutto, compresi gli scaloni, in base alla speranza di vita. L’aspettativa vitale è solo uno dei parametri importanti perchè tutto si gioca anche sulle trattenute economiche.
Secondo i calcoli, con Opzione Donna e Quota 103, si arriva a maturare una contribuzione pari a 41 anni con qualche trattenuta. Fortemente consigliata per chi non ha avuto mai cambi di impiego. Il modello, infatti, prevede una cadenza abbastanza ordinaria. La situazione per chi ha in atto altre modalità potrebbe cambiare rispetto ai requisiti minimi. Chi lavora a chiamata, ad esempio, dovrebbe valutare quanto – di volta in volta – è riuscito a mettere da parte sul piano contributivo e retributivo.
Due aspetti che restano fondanti. Si cerca di ragionare su questo anche rispetto alle basi che ha lasciato la Legge Fornero. La parola d’ordine è “cambiare passo” senza dimenticare il passato, possibilmente con un futuro più sereno dove – nelle prossime Leggi di Bilancio – la pensione non diventi una chimera.
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