Interi repertori o quasi cancellati da social importanti come Instagram o Facebook: si cerca una soluzione. Il commento del patron di Soundreef apre nuovi scenari.
La musica è uno degli elementi centrali sui social e di recente è stato però colpito, almeno in parte, da problemi inaspettati. Facebook e Instagram diventano luoghi virtuali inaspettati nei quali le melodie di alcuni cantanti sono state di fatto bloccate.
Una parte della musica italiana è tornata a suonare su Facebook e anche su Instagram. Ad annunciarlo è Davide d’Atri, fondatore di Soundreef, concorrente di Siae che non ha raggiunto di recente alcun accordo con Meta, da qui il blocco di alcuni brani italiani.
A parlare dei cambiamenti ci ha pensato Davide d’Atri, fondatore della piattaforma che vanta i diritti musicali di cantanti come Ultimo e Rkomi, che ha rilasciato una intervista a Repubblica. Le sue parole arrivano dopo lo scontro fra Siae e Meta alla luce della rottura sulla trattativa, da qui la cancellazione del reperto di tutti gli artisti non-Siae.
Adesso la musica italiana sembrerebbe però tornare su Instagram e Facebook, almeno una sua parte. Le cauzioni scritte da artisti rappresentati da Soundreef, in pratica la concorrenza di Siae (fra questi anche Pooh e Giovanni Allevi). In seguito alla mancata trattativa dei diritti con Siae, Meta ha di fatto cancellato dai social il repertorio italiano, nonostante l’accordo con Soundreef.
“A nessuno è piaciuta la decisione di Meta, neppure a noi, ma si sono messi a disposizione e abbiamo dialogato per ristabilire il nostro catalogo“, ribadisce d’Atri che è il fondatore dell’azienda. Di fatto, però, restano bloccate le canzoni che sono per intero sotto la guida della Siae. “La contrattazione sui diritti è tesa con tutte le piattaforme, a volte capita di percepire un clima di prevaricazione. Può succedere che provino a imporre un pacchetto, ma nella nostra esperienza è possibile negoziare. Le piattaforme arretrano, e concedono“, continua.
D’Atri parla anche della mancanza di trasparenza, indicata come elemento in comune a chi fa uso della musica, così come del mondo della tv e dei negozi. Su questo aspetto la richiesta è quella di una presa di posizione da parte dell’Agcom. “Esistono leggi e sanzioni. Ma dire che la trattativa è fallita sui dati mi pare ipocrita“, precisa.
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