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Cronaca

Persone decedute e senzatetto: come funzionava la truffa su bonus edilizi. È la cifra più alta di sempre

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Alessandro Artuso

La truffa dei crediti d’imposta derivata da Ecobonus e Bonus Facciate ha racimolato in Italia una cifra enorme: si parla di circa 1,7 miliardi di euro. 

Operazione importante quella condotta dalla Guardia di Finanza dopo la segnalazione dell?Agenzia delle Entrate. Al centro delle indagini i crediti d’imposta fittizi, proventi sequestrati dai Finanzieri di Avellino e Napoli. Si tratta di somme derivate dalla maxi truffa per ottenere i bonus nel campo dell’edilizia, in particolare “Ecobonus” e “Bonus Facciate“.

La scoperta sulle truffe per ottenere benefici di ecobonus e bonus facciate (ANSA)

Perquisizioni in atto in diverse città italiane, fra queste Avellino, Napoli, Salerno, Milano, Lodi, Pisa, Modena, Ferrara e Torino. Attualmente ci sarebbero 21 indagati sui quali pende l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato.

La scoperta

Gli investigatori hanno confermato che si tratterebbe del più grande sequestro di tutti i tempi sui crediti d’imposta. Tutto è nato da un’analisi di rischio del Settore contrasto illeciti dell’Agenzia delle Entrate. Proprio dai controlli, infatti, sarebbero emersi fattori di rischio nelle comunicazioni di cessioni.

Le truffe su ecobonus e bonus facciate, la scoperta della Guardia di Finanza (ANSA)

Nello specifico, infatti, si parlerebbe di intestazioni a persone in realtà senza alcuna dimora, con precedenti penali o decedute. Proprio le richieste sarebbero state inoltrate anche per immobili in realtà non esistenti, con tanto di fatture con importi non veritieri. Analizzando vari casi, infatti, sarebbe emerso in 2mila occasioni lavori realizzati in città e luoghi mai esistiti. I lavori dichiarati, per i quali sarebbero state inoltrate le richieste di bonus, ammontano ad una cifra pari a circa 2,8 miliardi di euro.

La cifra è enorme

Grazie ai nuovi sequestri è stato impedito che circa 1,7 miliardi di euro potessero essere utilizzati come compensazioni, addirittura anche monetizzate, presso altri intermediari finanziari. Durante gli ultimi mesi, infatti, numerosi soggetti avrebbero inviato all’Agenzia delle Entrate varie comunicazioni circa la cessazione relativa ai fattori di rischio.

Circa una settantina le perquisizioni in varie provincie situate in Campania, Emilia Romagna, Lazio Lombardia, Puglia, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto. La Procura di Avellino, con delega agli esperti della polizia economico-finanziaria di Napoli e del capoluogo irpino, hanno avviato le indagini dopo la segnalazione dell’Agenzia delle Entrate, in particolare in seguito all’analisi di rischio sul contrasto delle attività illecite.

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