Alessandro Siani “batte” Angelo Duro: l’Ariston è una trappola per comici

Alessandro Siani spopola all’Ariston e “batte” Angelo Duro nell’avvicendamento tra comici: l’Ariston resta un’arma a doppio taglio.

Alessandro Siani rompe il tabù Ariston. Il celebre attore napoletano torna a fare comicità nelle vesti di monologhista, cercando di cavalcare gli argomenti più attuali in questo Festival dell’innovazione. Oggetto delle “analisi” di Siani – che sarà al cinema nel giorno di San Valentino con il film “Tramite Amicizia” – questa mania di essere sempre online e a portata di smartphone.

Siani Amadeus Sanremo
Siani con Amadeus e Gianni Morandi a Sanremo (ANSA)

La capacità dell’interprete campano nel sintetizzare le manie di un popolo coglie nel segno: la platea ride e applaude quella che, a tutti gli effetti, è una comfort zone senza possibilità di divagazione. Siani resta una garanzia, ma l’Ariston per gli interpreti lo è? La domanda resta, perché dal momento in cui si è scelto di portare la comicità nella Città dei Fiori, gli interpreti della commedia non hanno avuto vita facile: Pio e Amedeo, Crozza, Angelo Duro. Solo per citarne alcuni.

Alessandro Siani “salva” il cabaret all’Ariston: la trappola della comicità

Siani Sanremo Amadeus
Il celebre attore si esibisce a Sanremo 2023 (ANSA)

Chi ha colto nel segno, invece, sono i soliti Zalone, Fiorello e Chiambretti. Oltre Luciana Littizzetto, Pozzetto e pochi altri. Nella stretta attualità, tuttavia, ci sono più fischi che applausi. La volontà è quella di innovare, ma l’impressione è che si resti sempre ancorati a vecchi schemi anche nel modo di fare battute. I vari Direttori Artistici preferiscono rifugiarsi nell’usato sicuro (in questo caso Siani) piuttosto che osare ulteriormente.

 

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Amadeus ci ha provato con Angelo Duro, ma poi per rialzare i consensi si rifugia nel Fiorello “di scorta” da Via Asiago. I tentativi di rinnovamento sono ancora flebili e rischiosi oltre ogni aspettativa. L’Ariston si conferma una “trappola per comici”. Restano due serate per cercare di invertire la tendenza. A meno che non si preferisca ancora rifugiarsi nelle dirette social davanti alla televisione. Ormai fa più ridere l’intelligenza artificiale che altro, e non è detto che sia un buon segno.

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