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Gina Lollobrigida, parte del tesoro della diva è scomparso | Cosa è successo

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David Truscello

Fitto mistero sull’immenso patrimonio di Gina Lollobrigida. Dubbi si addenserebbero sulla reale consistenza del tesoro della diva. A puntare il dito è Francisco Javier Rigau, che lancia l’allarme sulla sparizione di parte delle proprietà dell’artista.

Alla vigilia dei suoi funerali, e quando manca ormai poco all’apertura del testamento, Francisco Javier Rigau solleva sospetti sulla scomparsa di parte delle ricchezze dell’attrice.

La denuncia sulla scomparsa del patrimonio di Gina Lollobrigida – Free.it AnsaFoto

La denuncia dello spagnolo non piove a caso in questo momento, ma in prossimità della sentenza al processo in cui è imputato l’uomo di fiducia di Gina Lollobrigida, Andrea Piazzolla. Il giovane è stato accusato di circonvenzione d’incapace.

Gina Lollobrigida, l’accusa di Rigau: il “suo patrimonio non c’è più”

Non usa mezzi giri di parole Francisco Javier Rigau. L’ex accompagnatore spagnolo della diva accusa che il “suo patrimonio non c’è più”. L’uomo che adesso grida al complotto è stato denunciato dalla “bersagliera” per averla sposata a sua insaputa. La denuncia dello spagnolo è tuttavia generica, poiché non indica un presunto colpevole, anche se in passato ha più volte incrociato la lama con Andrea Piazzolla. A parlare del patrimonio di Gina Lollobrigida è ovviamente anche il figlio, Milko Skofic. In questo caso al centro del mirino viene messo chiaramente l’ex segretario dell’artista. Skofic sottolinea il fatto che dal quando è arrivato in casa la madre ha cambiato atteggiamento.

L’uomo si è espresso così al riguardo: “Ho deciso di denunciare perché lei, dopo la conoscenza di Piazzolla, è cambiata. E’ diventata fuori controllo”. Ancora il figlio della stella del cinema ha aggiunto in Aula: “Mia madre era molto attenta a come spendeva i soldi, una persona semplice, non faceva feste. Tutto questo è andato avanti fino a quando non è arrivato Piazzolla, intorno al 2009”. Dapprincipio Piazzolla era un addetto alla tintoria, si apprende. Presto però è diventato l’amministratore della società “Vissi d’Arte”, costituita per la gestione del patrimonio dell’attrice.

Il giovane ha conosciuto l’artista nel 2009, quando allora aveva 21 anni, ed è stato legato a lei fino alla scomparsa. Ma sul ruolo giocato dal tuttofare piomba la Procura. Secondo la pubblica accusa, Andrea Piazzolla avrebbe sottratto all’attrice 3 milioni di euro, in beni e in contanti. Tra il 2013 e il 2018 avrebbe curato la vendita di 3 appartamenti nei pressi di Piazza di Spagna per un valore di circa 2 milioni e 100 mila euro. A difesa dell’assistente si è però sempre schierata Gina Lollobrigida, che ha respinto ogni volta qualsiasi addebito nei suoi confronti.

La denuncia sulla scomparsa del patrimonio di Gina Lollobrigida – Free.it AnsaFoto

L’eredità contesa in tribunale

Andrea Piazzolla, entrato in punta di piedi nella villa all’Appia antica e con compiti di addetto alla tintoria, è diventato presto l’uomo di fiducia della star del cinema. Così parlava in proposito Gina Lollobrigida di Piazzolla: “Andrea non ha mai sbagliato. E’ una persona brava e per il fatto che mi ha aiutato sta avendo dei guai terribili. La vita è mia e io decido cosa farne”. E poi ancora: “Fare dei regali ad Andrea e alla sua famiglia è una cosa che riguarda me”. Il giovane ha respinto ogni accusa sui movimenti di denaro e anche al processo ha tenuto a ribadire che non era a conoscenza delle decisioni finanziarie della diva. “Non avevo accesso ai conti di Montecarlo e quando parlava con i banchieri non ero presente”.

Poi ha proseguito dicendo: “Mi ha fatto dei bonifici, ma non so quantificarne il valore. Non so cosa ne ha fatto Gina dei soldi, probabilmente sono serviti per la gestione della villa e per il suo tenore di vita”. Tre anni fa, però, la Cassazione ha stabilito la convalida dell’amministratore di sostengo  e della gestione dei beni della Lollo da parte di un tutore. La decisione è scaturita dopo un iter innescatosi a seguito dell’azione legale di Milko Skofic. La decisione dei giudici è stata quella di ritenere l’artista assolutamente in sé per le attività quotidiane ma non per la gestione delle sue importanti sostanze. Nessuna infermità, ma una perizia medica volta a evidenziare “un indebolimento della corretta percezione della realtà”, rendendo “possibile l’altrui opera di suggestione”, si legge.

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