Suscita sgomento la notizia della tortura di un ragazzo a Catanzaro. Il giovane è stato ridotto in fin di vita da 4 coetanei, che hanno pure minacciato la sua famiglia affinché non sporgesse denuncia contro di loro. Ecco cosa è successo.
“Così impari a stare con la donna di un altro”. Questa la motivazione rivendicata dal gruppo di assalitori nei confronti del malcapitato. Stando a quanto appreso, sembra che la vittima abbia avuto una relazione con la ragazza di uno degli aggressori.
Sulla vicenda sono intervenuti gli uomini della Polizia di Stato, i quali hanno identificato e rintracciato gli autori del gesto criminale, accusandoli di vari reati: tortura , sequestro di persona, violenza privata, rapina e detenzione illegale di arma da fuoco.
Ritenuto meritevole di una esemplare punizione per dei sospetti relativi ad una presunta relazione con la compagna di uno degli aggressori, la vittima designata è stata fatta oggetto di qualsiasi nefandezza. Prima, però, gli aggressori l’hanno raggiunta sotto casa e le hanno ordinato di scendere. Da lì per il giovane è cominciato un incubo finito in ospedale. A cominciare dal sequestro e continuando con le violenze corporali e psicologiche.
Nei suoi confronti, anche un interrogatorio che ha avuto luogo a Caviglioti, durante il quale non sono mancate botte e minacce con la pistola. Poi, il giorno seguente, il giovane è stato ricondotto nella stessa località del giorno prima per subire altre violenze fisiche. Per lui i sanitari hanno riscontrato lesioni molto gravi.
Le violenze non si sono limitate soltanto al ragazzo da punire. Si sono altresì indirizzate contro i congiunti di questi. La famiglia della vittima è stata destinataria di minacce da parte degli aggressori affinché non sporgesse denuncia per l’accaduto. Il gruppo è stato però raggiunto da provvedimenti spiccati dal Gip su richiesta della DDA di Catanzaro, poi eseguiti dalla Squadra Mobile del capoluogo.
Quindi dopo le indagini degli investigatori, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, si è potuti risalire a capo del drammatico episodio. Per la banda di malfattori è scattato l’arresto a motivo dei fatti del 26 e 27 ottobre scorsi, quando si è resa responsabile del sequestro, della tortura e di altri gravi reati nei confronti del ragazzo uscito in fin di vita dalla terribile esperienza.
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