Incredibile avventura quella capitata a tre uomini in viaggio per ben 11 giorni sul timone di una petroliera. I migranti sono rimasti a un pelo dall’acqua per tutto il tragitto fino a Las Palmas.
Il loro viaggio è cominciato in Nigeria, quando i tre si sono “sistemati” sul timone di una grossa petroliera in procinto di solcare gli oceani e giungere fino alle Canarie. Una foto sensazionale scattata dalla Guardia Costiera spagnola riprende i tre furtivi viaggiatori sul timone della nave intenta a gettare l’ancora nel porto di Las Palmas.
Lo scatto ha fatto il giro del web e ha contribuito ad accendere i riflettori sulla drammatica vicenda. Le condizioni dei tre migranti soccorsi dal servizio marittimo presentavano segni di disidratazione e ipotermia.
Una traversata durata 11 giorni appigliati al timone della Alithini II, una enorme petroliera battente bandiera maltese, giunta alle Canarie dopo aver mollato gli ormeggi in Nigeria. Secondo le notizie diffuse da Marine Traffic, la nave sarebbe partita da Lagos il 17 novembre scorso, entrando in porto a Las Palmas il 28 successivo. Prima dei tre migranti si sono registrati altri 6 casi analoghi, tra cui quello di un ragazzo di 14 anni intervistato anche da El Paìs. Il giovane era sopravvissuto alle stesse condizioni per due settimane. Come i suoi emulatori, anche l’adolescente era partito da Lagos.
A seguito di un controllo si è saputo che i 3 uomini sono di nazionalità senegalese. Il loro desiderio di giungere in Europa li ha portati a rischiare seriamente la vita, viaggiando per 11 giorni in condizioni estreme. Di più si apprende che è molto probabile che i tre vengano rispediti nel loro Paese d’origine. Il tragitto sarà compiuto nuovamente, ma nel verso contrario, e in condizioni di sicurezza, sulla stessa nave su cui hanno viaggiato rocambolescamente.
In caso di mare agitato per loro non ci sarebbe stato scampo. Come ha affermato la responsabile del soccorso marittimo di Las Palmas, riferendosi all’idea di viaggiare aggrappati al timone: “non certo adatto ad ospitare persone in mare aperto, dove i migranti hanno corso il rischio di morire per disidratazione, annegamento o ipotermia. Soprattutto è un luogo che quasi sempre è pieno d’acqua di mare”.
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