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Cronaca

Torture e lesioni a detenuti in carcere: arresti e indagati | Cosa è successo a Reggio Calabria

Published by
Ludovica Allegri

Dopo Caserta, Ivrea è successo ancora. Gravissimo episodio di violenza all’interno delle mura del carcere di Reggio Calabria. L’indagine è partita dalla protesta di un detenuto poi isolato e picchiato.

Sono sei gli indagati per tortura e lesioni personali aggravate nei confronti di un detenuto, nell’inchiesta per le violenze avvenute nel carcere di Reggio Calabria. Misure emesse della procura della Repubblica titolare delle indagini e diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri.

Torture e lesioni a detenuti in carcere. Sei indagati

Reggio Calabria violenze in carcere: tutto inizia da una denuncia

I fatti contestati agli indagati risalgono al 22 gennaio scorso ai danni di un solo detenuto, che aveva messo in atto una protesta, rifiutandosi di rientrare in cella, dopo aver usufruito del previsto passeggio esterno. Gli indagati avrebbero condotto illegittimamente il detenuto in una cella di isolamento, senza alcuna preventiva decisione del Consiglio di disciplina o del direttore e rendendosi poi responsabili di condotte di violenza e di sopraffazione fisica che hanno provocato al detenuto sofferenze fisiche. 

Il detenuto sarebbe stato colpito più volte con i manganelli, ma anche da pugni, fatto spogliare e lasciato semi nudo per oltre due ore nella cella dove era stato vessato. Per coprire tali condotte ed evitare una eventuale denuncia da parte del detenuto, il comandante del reparto avrebbe poi redatto una serie di atti in relazione ai quali gli vengono contestati i delitti di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, di omissione d’atti d’ufficio e di calunnia.

Torture e lesioni in carcere, non era un caso isolato

Nei giorni successivi lo stesso ufficiale avrebbe tentato di costringere, illegittimamente, un suo sottoposto a mostrargli delle relazioni di servizio relative alla sorveglianza dello stesso detenuto, e per tale motivo è stata formulata a suo carico anche l’ipotesi di reato di tentata concussione. Le indagini, affidate dalla Procura di Reggio Calabria, alla Squadra Mobile, sono state avviate dopo la denuncia sporta dai familiari di alcuni detenuti, tutti di origine campana, a cui le persone recluse, nel corso di colloqui telefonici, avevano riferito di essere stati malmenati all’interno del carcere.

I successivi approfondimenti investigativi, anche attraverso l’interrogatorio dei reclusi da parte del Pubblico Ministero titolare delle indagini, avevano permesso già in una prima fase, di limitare ad un solo detenuto le condotte violente, così come poi confermato dalla visione delle telecamere interne dell’istituto di pena. Secondo l’accusa, “le gravi condotte contestate sono ascrivibili alla responsabilità personale solo di alcuni appartenenti alla Polizia Penitenziaria, che presta servizio all’interno della struttura penitenziaria in questione con abnegazione, sacrificio e senso del dovere, e con pieno rispetto dei diritti e della dignità dei detenuti ivi ristretti“.

Torture e lesioni a detenuti in carcere. Tutto partito da una denuncia

Le misure cautelari e gli indagati

A sei degli indagati è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre per gli altri due la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio. Ai domiciliari è finito il comandante del reparto, indagato anche per falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico per induzione, di omissione d’atti d’ufficio, di calunnia e tentata concussione. Altri 4 agenti penitenziari sono indagati, sempre per tortura e lesioni personali in concorso.

Per loro gip si è riservato di valutare la richiesta di applicazione della misura cautelare interdittiva. Il medico dell’istituto penitenziario è indagato per il reato di depistaggio, per aver reso false dichiarazioni al Pubblico Ministero. Anche nei suoi confronti il Gip si è riservato di decidere sull’eventuale sospensione dalla professione medica. 

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