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Qatar 2022, terremoto corruzione: la nuova accusa infanga il Mondiale

Published by
Andrea Desideri

Qatar 2022, terremoto corruzione: la manifestazione, a pochi giorni dal suo inizio, vede alcuni pesanti scheletri nell’armadio emergere.

Qatar 2022, diritti umani e non solo. Non sono nuove le accuse agli organizatori del Mondiale che sta per cominciare. Dagli abusi al lavoro nero, fino alla discriminazione verso gli omosessuali definiti “malati mentali”. Una presa di posizione decisamente audace oltre che fuori luogo. Glielo hanno fatto capire a più riprese i movimenti LGBTQ+ oltre a diversi esponenti del mondo politico e sociale.

Qatar 2022, spuntano accuse di corruzione (ANSA)

Poi l’ammenda, a cose fatte, di Blatter: non basta. Infantino pensa all’odio in Rete, ma le questioni più importanti accadono a bordo campo. Nuove accuse, infatti, rischiano di infangare la manifestazione. Più di quanto alcune indiscrezioni non abbiano già fatto. Piovono, infatti, accuse di corruzione: la vicenda si complica e al fischio d’inizio manca sempre meno.

Qatar 2022, nuova accusa: corruzione al Mondiale

Tutto parte da un tweet di Amjad Taha, un giornalista che dovrebbe essere affiancato al Daily Mail su cui però non ci sarebbero conferme. Il tabloid britannico avrebbe, infatti, diffuso la notizia che otto giocatori dell’Ecuador sarebbero stati pagati per perdere la partita inaugurale. Nessun riscontro effettivo finora, ma il cinguettio resta e i dubbi aumentano.

Mondiale, nuove accuse screditano la manifestazione (ANSA)

Qatar-Ecuador: il particolare

La vicenda si ingigantisce quando anche un collega del giornalista britannico bahrenita condivide la notizia asserendo di aver avuto rassicurazioni in privato: ci sarebbe, dunque, un fondo di verità ma per il momento siamo alle indiscrezioni – diventate stampa – raccolte sul Web. Ogni particolare è molto circostanziato.

L’unica certezza, al momento, è che il rapporto tra informazione e Qatar non è dei migliori: lo testimonia, fra le altre cose, Jacopo Cecconi, corrispondente del TG3 che, inviato in Qatar, sottolinea come i lavoratori sfruttati fatichino a parlare di fronte alle telecamere per paura di essere controllati. Sulla base di questo è possibile immaginare quanto sia difficile non cedere di fronte all’ennesima possibile falla in un sistema sempre più complesso. Ci vorrebbe già il triplice fischio, ma è ancora – decisamente – troppo presto.

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