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Sport

Fiorentina-Inter, pugno di ferro dopo le aggressioni al Franchi: l’autore ha un volto

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Andrea Desideri

Fiorentina-Inter, l’ira non si placa. Individuato l’autore delle aggressioni al Franchi: sugli episodi di violenza interviene anche Nardella.

Il Franchi teatro degli orrori. La partita tra viola e nerazzurri finisce sui giornali non solo per le gesta sportive di Fiorentina e Inter che hanno garantito una pioggia di gol. A piovere sono anche le accuse, pesanti e circostanziate, per gli avvenimenti avvenuti sugli spalti: precisamente nel settore “Maratona” dello stadio. Aggressioni in piena regola sotto gli occhi degli spettatori paganti.

Fiorentina Inter, disordini allo stadio (ANSA)

Una pagina buia, l’ennesima, del calcio italiano che spesso sfocia nella cronaca. Avviene tutto in pochi istanti, un tifoso viene ripreso mentre spintona un sostenitore nerazzurro contraddistinto dalla maglia numero 23: quella che indossa l’azzurro Federico Dimarco. A questo sono dovute le voci di sottofondo: “Buttalo di sotto Dimarco, buttalo di sotto”. Scene raccapriccianti che si susseguono con una facilità e uno sgomento altrettanto disarmante.

Fiorentina-Inter, il lato oscuro della passione: individuato l’aggressore del Franchi

Si susseguono, poi, gli interrogativi sulla sicurezza: chi controlla? Le barriere del Franchi e il servizio d’ordine finiscono sotto accusa, ma non basta. Ora con quelle prove video serve dare un volto all’aggressore. Interviene sulla vicenda anche il Sindaco di Firenze, Dario Nardella, che bolla la faccenda come inqualificabile: “Gesto da condannare”, dice, la questione però non può finire soltanto con una tirata d’orecchi.

L’aggressore dell’Artemio Franchi ha un volto (ANSA)

L’autore del misfatto ha un volto, lo annuncia il Questore di Firenze Maurizio Auriemma: si tratta di un 56enne. “Verrà colpito da provvedimenti”, assicurano le autorità. Intanto la macchia resta per qualcosa che si fa fatica a lavare via. Quel clima teso alla riapertura degli impianti alcuni mesi fa era solo l’antipasto, perchè se la febbre da tifo per molti è una malattia che non nuoce, la violenza resta invece una piaga da debellare che non può essere classificata come conseguenza di una passione. Dentro e fuori dal campo, in questa crisi da ultimo stadio.

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